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        Qwerty 1/2008

        Qwerty 1/2008

        Qwerty 1/2008

        Anno di pubblicazione: 
        • 2008
        Numero di pagine: 
        • 84
        ISBN 1828-7344-81 Tipologia

        15,00

        + 2,00 € di spedizione
        spedizione gratuita per ordini superiori a 30,00 €

        Il quinto numero di Qwerty, il primo del 2008, contiene due articoli, un articolo a invito e una recensione.
        I tre articoli discutono questioni relative all’uso delle tecnologie telematiche nei contesti d’apprendimento. Il primo, di Cucchiara, Spadaro, Ligorio, analizza un modello blended learning a supporto della costruzione collaborativa di conoscenza in contesto universitario. La ricerca offre interessanti prospettive e risultati relativamente ai rapporti fra costruzione di conoscenza e percezione del Sé; il secondo, di Anderson, esplora l’uso del weblog come strumento per facilitare la comunicazione e la costruzione di comunità in ambito universitario. Il terzo articolo, a invito, scritto da Sthal con lo stile dell’intervista, considera l’uso della chat, tecnologia di comunicazione asincrona affascinante e accattivante, ma di non facile gestione in contesti d’insegnamento/apprendimento.
        In chiusura, L. Tateo presenta la recensione del libro di A. Iannaccone e G. Marsico (2007) “La famiglia va a scuola. Discorsi e rituali di un incontro”, in cui gli autori rilevano la criticità e la complessità del processo di costruzione del Sé in età adolescenziale, processo che si realizza lungo la linea di confine che demarca scuola e famiglia.

        Perché si chiama Qwerty?
        È il modo con cui viene denominata la tastiera europea. Si tratta delle prime lettere della riga più in alto nella tastiera e quest’ordine è stato introdotto perché, quando si cominciarono a usare le macchine da scrivere con le tastiere rispettose dell’ordine alfabetico, la gente andava troppo veloce e i tasti si aggrovigliavano. Allora furono mescolate le lettere in modo da rallentare la scrittura, successivamente, nonostante questo problema sia stato completamente superato, la tastiera è sempre rimasta così. Ebbene, commenta il direttore M. Beatrice Ligorio, “noi crediamo che questa sia una buona metafora dell’intreccio tra cultura e strumenti tecnologici. Infatti, le tecnologie basate sul computer costituiscono degli artefatti culturali presenti con diversi gradi di profondità nelle attività quotidiane di studio e di lavoro degli individui, dei gruppi sociali e delle istituzioni”.

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