Tre generazioni raccontano percorsi di vita
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Ci sono città dove anche il caldo ha un odore preciso. Attilio, visibilmente contrariato, si asciuga con un fazzoletto il sudore dal collo mentre l’aroma del caffè si diffonde nell’aria. Decide di andare subito al mare per goderselo prima che quelle odiose orgianti comitive si riversino in spiaggia. Ora l’occhio non incontra altro che sabbia. Ma la sua tranquillità viene presto interrotta. Una signora apre le sedioline e vi sistema la borsa di paglia e lo zaino della figlia pieno da scoppiare di giochi da spiaggia per i nipotini. Le due pesti subito si tuffano, schizzano, scorrono le mani sul pelo dell’acqua, fino a sollevare una cascata che si abbatte sulla schiena accaldata del povero Attilio.
«Oh, ci scusi tanto, signor…?»
«Crisafulli≫, risponde lui sollevando il cappello, «cavalier Attilio Crisafulli.»
«Molto lieta, Lucia Amoruso, e questa è mia figlia Giulia.»
Attilio tenta un baciamano ma Giulia, irruenta, gli afferra al volo la mano e la stringe nella sua piena di sabbia. Al riparo di un ombrellone tre generazioni raccontano i propri diversi percorsi di vita, ognuno alla ricerca di un equilibrio, di un rassicurante sistema di regole.
Marilina Sepe ha ricevuto premi letterari per i suoi racconti e testi teatrali: Nicola P., Lo scacciapensieri di Ricordi, I mostri in casa e Assassinio a mezzanotte. Le novelle Un caffè sul mare aiuta a riflettere e Eva non deve mangiare la mela sono state pubblicate dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”.
1 recensione per Il cappello sulla spiaggia
Maria Pia Latorre –
“Cosa c’è di meglio durante le fredde giornate invernali che leggere un libro riscaldato dal sole dell’estate, tra tuffi e asciugamani stesi al sole?
Siete d’accordo? Bene, allora leggete “Il cappello sulla spiaggia “, di Marilina Sepe.
Io l’ho letto tutto d’un fiato.
Dietro le 140 pagine del romanzo vi è stato un grande lavoro di tessitura e maestria nel cucire e restituire i profili dei personaggi che, via via, si svelano al lettore come quando l’acqua libera dalla sabbia le conchiglie sul bagnasciuga.
Ed è uno svelamento spontaneo, mai forzato, anche quando il ritmo si fa incalzante, perché, a monte, vi è un profondo percorso introspettivo che l’Autrice ha sapientemente centellinato prima in sé stessa e poi nelle pagine, in questo racconto che si snoda lungo tutto l’arco della giornata (tempo in cui il romanzo si svolge. E anche questa una geniale trovata che inchioda il lettore al libro, poiché ognuno di noi ha in sè il ritmo circadiano, con l’alternarsi delle ore del giornoe della notte).
Dunque è il ritmo un’altra componente forte del romanzo. È qui Marilina Sepe dimostra non solo profonda conoscenza dei tempi (dal quattro quarti a quelli sincopati, per usare una metafora) ma grande orecchio musicale ad avvicinare il moto dei sentimenti interiori ai movimenti esteriori della realtà circostante che quotidianamente si fa e si ripete, a volte uguale a se stessa, a volte no.
Grande sensibilità nell’avvicinare temi delicati e acuta capacità osservativa sono doti che la scrittrice ha ricevuto a piene mani se è vero che riesce a farci sentire così vicini tutti i personaggi.
Letteratura è trasformare la banalità del quotidiano in qualcosa di universale che può parlare a tutti, dunque
questa è letteratura.