Benedetta Di Nunno parla di “Il cappello sulla spiaggia” di Marilina Sepe su bari-e

Benedetta Di Nunno parla di “Il cappello sulla spiaggia” di Marilina Sepe su bari-e

Fonte: bari-e.it

Il mare come scenario di un’ opera poetica – Il libro di Marilena Sepe

Benedetta Di Nunno

DiBenedetta Di Nunno

 GEN 17, 2023  Il cappello sulla spiaggiaMarilina SepeProgeditromanzo di esordio

Il cappello sulla spiaggia, romanzo di esordio di Marilina Sepe, edito da Progedit, è un’opera poetica di grande spessore, pur essendo un racconto.

Uno scenario suggestivo ‒ il mare ‒, un’ambientazione anonima perché non è indicata ubicazione geografica, ma precisa che svela la passione della scrittrice per questo elemento naturale.

Attraverso i personaggi e le loro movenze, Marilena dissemina nelle sue pagine una lirica evocatrice.

Lo sguardo le scivola sul mare, s’incanta a osservare i riflessi che il sole disegna sulle onde. In un ritaglio d’aria galleggiano, dorati, granelli di polvere e di sabbia. Lucia li scaccia con la mano.

Evoca, lo vedete? “… con i ditini morbidi di mare.” se ancora aveste bisogno di dimostrazione.

La penna dell’autrice, che è anche attrice, drammaturga e forte lettrice, traccia profili umani autentici e palpitanti. È un’arte, la sua, molto appassionata. Si direbbe un’estimatrice degli animi, di quella umanità nascosta dietro le convenzioni sociali, dietro le apparenze e gli stereotipi di genere.

Attraverso una scusa di squisita leggerezza, una giornata al mare, appunto, scandita in ore e sentimenti, l’autrice narra la fragilità degli uomini e al contempo, la loro forza.

Due donne e un uomo, banalmente insieme in spiaggia per un giorno, diventano pretesto per scandagliare il passato e il presente non solo personali, ma di un’intera umanità ferita, derubata, fragile. Diventano pretesto per delineare non solo per i protagonisti, ma anche per chi in essi si riconosce.

Secondo lo stile poetico il racconto è una costante offerta di metafore, una progressiva e inesorabile scoperta di sé per ogni tratteggio umano scelto come protagonista di una storia semplice ed efficace.

Il linguaggio è scorrevole, delicato e permette di respirare posti, ambienti e situazioni.

Qualche esempio?

Lucia non si è mai ritenuta vecchia, ma oggi sente una specie di sconforto che alligna dentro di lei, nelle braccia e nelle gambe molli, una vecchiezza nuova che si insinua e si rintana nello sguardo presbite, nella schiena piegata.

Qui parla un narratore onnisciente che ogni tanto rilascia perle, che incantano, che sospendono il lettore in un limbo riflessivo potente. “Da ragazzino sono diventato vecchio senza accorgermene“, dice a un certo punto uno dei personaggi principali. La sentite anche voi la poesia di un uomo che ha perso treni, occasioni e felicità, ma si assolve con serena accettazione come tanti di noi?

La luce a pioggia ritaglia in giallo un angolo: la sua poltrona, lo stereo, la libreria. Al lato, la finestra incornicia il quartiere e trattiene fuori le voci della strada.

Leggete questo libro con una matita in mano e tornate a riflettere sui passaggi che sottolineerete.

Poi riprende. Parla con nessuno, parla a se stesso, dispiega parole avvolte da anni in un bozzolo da bruco.

Non mancano colpi di scena, svelati con padronanza. Pur non essendoci un finale a lieto fine, la trama si esaurisce in modo naturale, come il giorno che cede il passo alla notte. Lascia nell’aria tutti i sogni, detti, gridati, buttati in faccia alla realtà.

I sogni devono restare sogni. Scoppiano come bolle di sapone oppure rimangono lì, appesi alle pareti, come i miei.

E il lettore li vede, li tocca, li riconosce, li ama come frutti proibiti e impara a convivere con ciò che si diventa dopo il tempo sciupato senza consapevolezza. Impara a fare pace con sé stesso e a perdonarsi di non essersi amato abbastanza da accorgersi prima del limite dove dire basta.

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