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Tina Achilli |
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Rivoluzione e diritto Libertà e persona nel teatro di Ugo Betti |
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Collana: Arti, musica, spettacolo |
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2011, pp. 144, € 15.00 ISBN: 978-88-6194-113-7
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Il libro "Sono un po' mortificata di essere una donna. Anzi, un po' mortificata di essere viva… speriamo che dopo morti non ci sia più nulla di simile." Argia è la protagonista in "La regina e gli insorti" (1949) di un atto di rivolta estremo: un sacrificio gratuito aperto come un varco dentro l'insensatezza della esperienza. Ma la via di uscita per pareggiare l'oppressione e l'avvilimento non riguarda la sua vita né contiene promesse per quella degli altri. Si affaccia sul nulla, anche se ha il nome di un Dio imperioso e arbitrario.
Ugo Betti ha salvato nella prostituta l'innocenza che si sorprende a cospetto dell'assurdità degli ordinari rapporti tra gli esseri umani. Anche nella situazione rivoluzionaria, posta al centro dell'opera teatrale in cui risuona la rivoluzione bolscevica, l'impulso individuale alla sopraffazione e al dominio annichila ogni pronuncia a favore del diritto alla giustizia e alla felicità.
La posizione nichilista di Betti ha una origine e una storia. Se si ripercorre, come qui viene fatto, il complesso di idee che risale alla dissertazione di laurea "Il diritto e la rivoluzione" (1914), è possibile comprendere per quali vie filosofiche – il post-hegelismo dell'anarchico Max Stirner contro l'umanesimo marxiano – e attraverso quali contaminazioni – con la cultura scientifica del positivismo – il suo pensiero abbia elaborato una posizione etica e antropologica che esclude la prassi sociale da ogni progetto di un futuro più umano, per accettare una immobile legge naturale che si impone con la forza elementare delle passioni e degli appetiti più abietti o distruttivi del singolo individuo.
Dietro la brutalità dei rapporti di forza nell'ordine sociale occhieggia l'ipocrisia convenzionale che ha bisogno di mascherarli e negarli. Contro questa menzogna agisce la carica di realismo contenuta nella dimensione esistenzialista di Betti: essa denuncia la logica del Diritto e dello Stato a protezione della classe più forte mostrandola nel suo cinismo ineluttabile, senza alcuna copertura retorica. E intanto l'attenzione a tutto ciò che mortifica la libertà e il diritto alla vita dell'individuo inclina verso l'inermità dell'essere vivente e si fa pura protesta contro i sacrifici umani richiesti da una civilizzazione abbandonata a un ingranaggio cieco. |
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L'autore Tina Achilli insegna Letteratura teatrale italiana presso la facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli studi di Bari Aldo Moro. I suoi interessi di ricerca si indirizzano sugli accessi alla conoscenza che la forma artistica è in grado di conseguire e sugli aspetti psicologici della simbolizzazione letteraria. Si è occupata di narrativa in epoca fascista ("Le maschere dell'eros", in "I best seller del Ventennio, Il regime e il libro di massa", Editori Riuniti, 1991), dei nuovi media elettronici e dello sperimentalismo ultimo Novecento, del prisma femminile nelle rifrazioni della scrittura narrativa e drammaturgica ("Il mito della fascinazione", in "Tracce d'infanzia nella letteratura italiana fra Ottocento e Novecento", Liguori, 2000). Con Progedit ha pubblicato "Teatro e Futurismo" (2005) e "Mariti e regine. Il gioco violento delle coppie nel teatro di Luigi Pirandello e Dacia Maraini" (2007). |
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