Quel che restò di una città

Quel che restò di una città

Antonio Rossano

Quel che restò di una città

Un luogo lercio, maleodorante di gas, discarica a cielo aperto, abitato da gente disperata che, per vivere, produce un misterioso unguento. Lo scenario della città prossima ventura?

Anno di pubblicazione: 2008
Numero di pagine: 128
ISBN 978-88-6194-018-5 Tipologia

Prezzo

13,00

Vi immaginate se improvvisamente la vostra città non esistesse più e al suo posto restasse un luogo indefinito e lercio, maleodorante di gas, discarica di un luogo superiore, abitato da gente disperata che, per vivere, produce un misterioso unguento?
Immaginate dunque la popolazione privata di ogni libertà sotto il giogo di un regime militare imposto da un individuo losco, don Giacomino, l’intruglio come unico cibo, un’epidemia di tosse che non lascia scampo, il mare usato come cimitero.
Questo è lo scenario di una improbabile città rappresentato nell’ultimo romanzo dello scrittore, commediografo e giornalista Antonio Rossano.
Un’unica persona sta a testimoniare questo inferno, la voce narrante di questo libro, che tiene un diario segreto per spiegare com’è nato tutto, per interrogarsi sull’ignoto piano superiore che ha ridotto la popolazione ad una non vita, anando desideri e speranze per il futuro.
Questo libro, dietro la sua veste di fantasia, che lo rende apparentemente ingenuo, è soprattutto un racconto sofferto e coinvolgente: tramite alcune riflessioni profonde sulla condizione di abbrutimento riesce a riportare alla mente esperienze tragiche come quelle di Anna Frank o di Primo Levi.
Solo il finale a sorpresa riuscirà a sciogliere la tensione e la partecipazione emotiva: attraverso un insegnamento sul valore morale dell’arte e della cultura si affaccia un barlume di speranza.

Antonio Rossano

Antonio Rossano è stato giornalista (premio Saint-Vincent '75) e autore di numerosi libri, tra i quali si ricordano in particolare L'altro Moro (SugarCo ed., Milano 1985, Premio Nuovo Mezzogiorno), e ancora, per i tipi di Levante, Piccinni mi ha detto, Poveri di passaggio, Mi lagnerò tacendo. Con i Cippecciotti-Pierotto baffobuffo (2000), è stato finalista al premio nazionale di narrativa per ragazzi "Il Castello volante", di Carovigno. Autore di atti unici per la voce solista di Giorgio Aldini, tre suoi radiodrammi sono stati trasmessi dalle reti nazionali Rai. Le opere raccolte in "Viva i santi, viva tutti quanti" (La Nuova Italia, Firenze 1976) hanno meritato il Premio Campione d'Italia per il teatro. Per Progedit, infine, ha pubblicato Quel che restò di una città (2008), Padre pio. E tu, che santo sei? e Il Petruzzelli. Storia di una città (Bari, 2010).

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