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di quel poco che resta

di quel poco che resta

Michele Damiani

di quel poco che resta

Un prezioso libretto in cui si alternano a fronte versi e disegni, a ricordarci le due dimensioni in cui si articola l’idea di bellezza e di artista mediterraneo di Damiani.

Illustrazione: Michele Damiani
Prefazione di: Ettore Catalano
Collana: Marsia
Anno di pubblicazione: 2015
Numero di pagine: 124 con ill. b/n
ISBN 978-88-6194-251-6 Tipologia Tag ,

Prezzo

16,00

Il maestro Michele Damiani ci offre una nuova raccolta di poesie, “un prezioso libretto”, annota nella Prefazione Ettore Catalano, “in cui si alternano a fronte, come nel primo (La memoria prestata, Progedit, Bari 2009), versi e disegni, a ricordarci le due dimensioni in cui si articola la sua idea di bellezza e di artista mediterraneo e la sua evidente unità di ispirazione e di scrittura”.
La silloge è divisa in parti significative: la prima è intitolata al Mare, cui segue una sezione dedicata agli Amici, agli scrittori, agli intellettuali, agli artisti, con i quali Damiani ha intrattenuto rapporti di conoscenza diretta o di affinità letteraria. Altre sezioni quella riservata ai Quadri, una sorta di autocritica in versi, e quella per gli Affetti: dalla madre Grazia al padre fisarmonicista. Infine un pensiero ai Luoghi, dalla Bari, “grigia di a/nel mattino”, riscattata in parte dalla presenza di un extracomunitario, alla Tabriz della sofferenza di Malika, a Firenze, Parigi.
“Al di là delle affinità che già Raffaele Nigro aveva indicato nella Prefazione alla prima raccolta (dalla musicalità di Crovi alla colloquialità lirica di Gatto, dalla sentenziosità di Sinisgalli agli accenti non più ermetici di Accrocca)”, conclude Ettore Catalano, “vive, in Damiani, l’eredità migliore e matura di quella generazione di poeti (da Leonardo Mancino a Lino Angiuli allo stesso Raffaele Nigro) che, partita dall’esempio splendido di Bodini, aveva poi maturato un lirismo di tipo corale e plurale, capace di farsi, se non proprio canto generale alla Neruda, almeno prospettiva di un colloquio fraterno con l’altro, al di là delle chiusure aristocratiche dell’ermetismo e anche dello stupendo snobismo dispersivo e franto dell’ultimo Montale”.

 

Michele Damiani

Michele Damiani è pittore di temi, memorie ed evocazioni orientali e mediterranee. Da giovane manifesta un particolare interesse per gli espressionisti tedeschi. Negli anni Sessanta si avvicina alla scultura. Poi, per un lungo periodo, si dedica unicamente al disegno. Negli anni Ottanta fonda con altri artisti, a Milano, il gruppo Situazione 6 che promuove il “muralismo”. Damiani riserva un’attenzione particolare alle illustrazioni di libri e di racconti, donde la frequentazione di poeti e scrittori. Ha esposto le sue opere in Italia e in diversi Paesi europei. Tra le sue opere letterarie ricordiamo per Progedit La memoria prestata (2009), di quel poco che resta (2015), Perfette imperfezioni (2017), Nel giardino di re Giacchino (2019).

Michele Damiani

Michele Damiani è pittore di temi, memorie ed evocazioni orientali e mediterranee. Da giovane manifesta un particolare interesse per gli espressionisti tedeschi. Negli anni Sessanta si avvicina alla scultura. Poi, per un lungo periodo, si dedica unicamente al disegno. Negli anni Ottanta fonda con altri artisti, a Milano, il gruppo Situazione 6 che promuove il “muralismo”. Damiani riserva un’attenzione particolare alle illustrazioni di libri e di racconti, donde la frequentazione di poeti e scrittori. Ha esposto le sue opere in Italia e in diversi Paesi europei. Tra le sue opere letterarie ricordiamo per Progedit La memoria prestata (2009), di quel poco che resta (2015), Perfette imperfezioni (2017), Nel giardino di re Giacchino (2019).

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