L’incompiuto di un artista e uomo inquieto
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Retouches sta per ritocchi, revisioni, limature. Eppure questi epigrammi appaiono come residue imperfezioni che la finitura poetica ci restituisce nella loro travolgente incompiutezza. E l’incompiuto è un paradigma caro all’autore, che vive nelle stesse stanze del non finito. A essere imprigionati nel materiale pittorico sono i sogni, le aspettative, la legittimazione stessa di artista. «Il mio incerto cammino nella terra difficile della creatività dura da così tanto di quel tempo che unica via di fuga è stata la rassegnazione», dice Damiani, costantemente animato dal dubbio. Questi epigrammi, infatti, ci restituiscono un artista perennemente inquieto ma anche provocatorio, mordace e acuto.
Accompagnano gli epigrammi una ventina di “Nudini in punta di penna”. Ebbero questi studi l’attenzione di Michele Dell’Aquila che così scriveva nel 1997: «Il messaggio di dorata sensualità che emana da questi venti acquerelli tecniche miste e matite di Damiani non inganni: le immagini accennano ad altro di più inquietante. In una giovanile operetta Leopardi ammoniva a non allontanarsi nella poesia dal “commercio coi sensi” e a diffidare nella sfera dell’arte di ogni metafisica intenzione».
Michele Damiani. Nato a Bari, negli anni Ottanta partecipa al gruppo Situazione 6 che promuove il muralismo. Molte le personali in Italia e all’estero (Giappone 1987; Miami 2000; Reims 2009). Ha pubblicato con Progedit tre raccolte di poesie (La memoria prestata; Di quel poco che resta; Perfette imperfezioni) e due libri di racconti (Nel giardino di re Giacchino; Quasi un battito di ciglia); con Quorum edizioni tre libri d’arte (Melograni; Itinerari della memoria; Fuor di metafora).
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