La ricerca della felicità, la consistenza del tempo, l’autenticità del vivere, l’amore, in un volume che intreccia poesia e brani diaristici.
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La ricerca della felicità, la consistenza del tempo, l’autenticità del vivere, l’amore, questi e altri sono interrogativi centrali della nostra vita che diventano spunti creativi di grande intensità in una personalità artistica come quella di Maria Amorese.
Dopo l’impietoso racconto della sua esperienza psicanalitica in Memorie di una schizofrenica (Progedit 2003), l’autrice torna ai suoi lettori con un volume che intreccia poesie e passi diaristici. Brevi brani di prosa intrecciano una lirica densa di passionalità, tracciando un percorso che, attraverso gli interrogativi portanti dell’esistenza, ne cercano il senso più profondo.
Il volume si apre con riflessioni sul senso della felicità e sulla organicità della vita dell’uomo in un mondo governato e stravolto dall’uomo stesso. Prosegue con un breve capitolo sulle maschere, sulla capacità-possibilità di un individuo di vivere autenticamente la propria esistenza, per approdare a un gruppo di poesie introdotte da un breve racconto nel quale la domanda “sei felice, Maria” diventa stimolo per riflessioni personali – e non solo – sull’esistenza.
Maria Amorese, nata a Bari nel 1940, ha una lunga esperienza di lavoro, prima nell'insegnamento, poi presso la Corte d'Appello di Bari. Ha partecipato a diversi concorsi letterari regionali e nazionali conseguendo numerosi riconoscimenti tra cui, nel 1999, il premio letterario nazionale Grazia Deledda. Tra le sue pubblicazioni precedenti, ricordiamo, per Progedit, Memorie di una schizofrenica (Bari 2002), Sei felice, Maria? Poesia dal deserto (Bari 2003), L'infinito canto dell'addio (Bari 2004).
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