Una lettura in chiave antifascista del romanzo “La Grazia”
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Dino Terra (pseudonimo di Armando Simonetti, Roma 1903 – Firenze 1995) si muove tra letteratura e giornalismo, fra critica letteraria, artistica, teatrale e di costume.
Palumbo indaga la collaborazione di Terra con il “Quadrivio”. Se mostrare la grandezza di Roma nel segno del fascismo era la missione del “Grande settimanale letterario illustrato”, Terra riuscì a mantenere la sua indipendenza dal Regime.
Lo studioso esamina inoltre il romanzo La Grazia, pubblicato da Garzanti nel 1941, quasi un anno dopo l’entrata in guerra dell’Italia. In una vicenda narrata apparentemente come un’innocua combinazione di realismo e mitologia, tre misteriose Grazie (non quelle della mitologia greca) conducono le azioni umane alla rovina con irresistibile levità: «innocenti com’è innocente l’aguzza lama che sventra».
Qual è il senso della loro vorticosa danza e della sparizione delle Grazie nel finale? Come si spiega l’ombra del gufo che ne spia le evoluzioni? Palumbo avanza un’affascinante ipotesi, rivelando nell’opera un curioso e coraggioso cifrario antifascista.
Alfiere del Lavoro, Gianni Antonio Palumbo è professore associato in Letteratura italiana presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo la monografia La biblioteca di un grammatico (Bari 2012); il tomo terzo dell’edizione critica della Villa di Giovan Battista della Porta (Edizione Nazionale, Napoli 2013); il volume sulle Rime di Isabella Morra (Bari 2019); l’edizione del romanzo La Grazia di Dino Terra (Venezia 2023) e l’edizione critica di Fedele ed altri racconti di Fogazzaro (Edizione Nazionale, Venezia 2024).
L’autore non ha pubblicato altri libri con Progedit.
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