L’antropologia culturale per comprendere la nostra complessa epoca
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Sono pagine vergate nell’atmosfera cupa dei mesi dolorosamente funestati dalla pandemia, durante i quali letture e riflessioni si sono rincorse nel tentativo di trovare concetti che aiutassero a capire. Tuttavia, i temi che vi sono affrontati, per quanto legati alla contingenza del momento, hanno una portata più ampia e si riferiscono ai modi in cui la realtà sociale e il nostro stesso immaginario si costruiscono effettivamente, di solito in deroga ai principi di chiarezza, evidenza, linearità disegnati dalla modernità. Ci muoviamo tra ibridazioni e generi confusi, in un pianeta sconvolto da cambiamenti climatici, migrazioni forzate, epidemie sempre più frequenti, e in un’epoca, l’antropocene, caratterizzata dal predominio della specie umana sul resto del mondo.
Il tempo che chiamiamo futuro anteriore indica un passaggio ulteriore, a volte necessario, un gradino precedente, una condizione perché le aspettative e le aspirazioni si concretizzino. L’antropologia culturale può aiutare nello studio dei momenti intermedi, delle sospensioni socialmente controllate, a orientare lo sguardo verso il futuro.
Eugenio Imbriani è professore di Antropologia culturale e di Storia delle tradizioni popolari nell’Università del Salento. I suoi interessi sono orientati allo studio del folklore, ai temi della cultura popolare, della scrittura e dell’esperienza etnografica, ai rapporti tra memoria e oblio nella produzione dei patrimoni culturali e delle identità locali. Ha prodotto numerose pubblicazioni, monografie, saggi apparsi su riviste, in volumi collettanei, atti di convegni; ha promosso e diretto progetti di ricerca in Italia e all’estero; è direttore della rivista «Palaver». Tra i suoi lavori più recenti, pubblicati con Progedit: La strega falsa. Distinzioni e distorsioni in antropologia (2017); A come antropologia (2019, nuova ed. 2023); Poco prima del futuro. La cultura tra ibridi e attese (2021); F come folklore (2022).
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