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I libri della Quarantena: Rosalia Chiarappa recensisce “L’ultima peste. Noja 1815-16” a cura di Pietro Sisto e Sebastiano Valerio su www.cittameridiane.it

I libri della Quarantena: Rosalia Chiarappa recensisce “L’ultima peste. Noja 1815-16” a cura di Pietro Sisto e Sebastiano Valerio su www.cittameridiane.it

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Di seguito un estratto.

Quali libri vi hanno fatto compagnia nei mesi scorsi durante la quarantena? I libri sono stati durante il lockdown la nostra medicina per l’anima, per curare i nostri malanni da vita sospesa, il nostro senso di claustrofobia, la preoccupazione per il futuro e la nostalgia per gli affetti e la lontananza dai nostri cari.

I titoli della Progedit che abbiamo scelto

Noi abbiamo scelto tre titoli tra le proposte della casa editrice barese Progedit che a nostro avviso rappresentano al meglio ciò che abbiamo vissuto finora e che ci hanno aiutato a far passare senza noia questo tempo immobile della quarantena.

Il secondo titolo a cui abbiamo voluto affidarci per capire come affrontare questa prova dettata dalla crisi sanitaria è “L’ultima peste: Noja 1815-16” a cura di Pietro Sisto e Sebastiano Valerio sull’ultima grande peste bubbonica del continente europeo.

Un volume corale che presenta gli Atti del Convegno di Studi “Noja 1816: l’ultima peste” che squarcia il velo su provvedimenti inadeguati se non addirittura dannosi adottati all’epoca.

Perché la storia di SARS-CoV2 ci racconta anche tanto del nostro passato e delle altre epidemie e malattie infettive che hanno stravolto l’esistenza delle generazioni che ci hanno preceduto e che oggi non sembrano più così lontane.

Pagina dopo pagina ci siamo spesso chiesti quanto l’uomo riesca a imparare dai propri errori e quanto oggi la scienza medica sia capace di individuare le cause del contagio e quanto i provvedimenti delle autorità politico-amministrative siano oggi preparate di fronte alla drammatica eccezionalità dell’evento. Insomma, oggi come ieri?

Un testo da leggere per comprendere quanto peso abbiano avuto nella storia le epidemie come la peste che ha tragicamente segnato il tessuto sociale e demografico, ma anche come incoraggiamento ad adattarsi alle nuove situazioni e a pensare che ce la faremo anche questa volta.

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