“L’arte dell’imprudenza” di Franco Botta recensito da Silvana Mazzocchi su Repubblica.it

“L’arte dell’imprudenza” di Franco Botta recensito da Silvana Mazzocchi su Repubblica.it

Fonte: Repubblica.it

La fortuna aiuta gli audaci è il vecchio adagio non sempre popolare. A lungo la prudenza è stata un valore consigliato, applicato, osannato. Ma, da qualche tempo, non è più così. Imprudenza e coraggio sono tornati di moda e si moltiplicano le persone che amano il rischio e che apertamente lo dichiarano. Le regole della convivenza comune sembrano essersi trasformate: lentezza, attenzione, gentilezza (lo ricorda nella sua introduzione Gianfranco Dioguardi) hanno lasciato il passo alla frenesia, all’individualismo frettoloso e presuntuoso che sembra cancellare secoli di cultura e riflessione.

Eppure, al di là delle apparenze, non tutto è negativo o perso. E il futuro potrà rivelarsi positivo se l’esperienza del passato riuscirà a influenzare, guidare e condizionare il presente.
Una soluzione “costruttiva” la propone Franco Botta, studioso di economia, intellettuale umanista e giardiniere per passione che propone L’arte dell’imprudenza, un saggio originale che si serve della formula dei dialoghi e delle lettere segrete, come recita il sottotitolo del libro (Progedit), per evocare grandi filosofi e grandi saggi, il loro sapere e le loro parole e rendere possibile e positiva l’èra del rischio.

Citando Allegro ma non troppo di Carlo M. Cipolla, nell’intervista che segue, Franco Botta sottolinea che “gli esseri umani rientrano fondamentalmente in quattro categorie (gli sprovveduti, gli intelligenti, i banditi e gli stupidi)” e che, oltre ai banditi e agli stupidi, si capisce che “siano spinti a pratiche imprudenti anche gli sprovveduti”. Quanto agli intelligenti, infine, essi in gran parte amano le imprudenze…. Considera Botta che “nel clima dominante, la prudenza appare essere un comportamento inadeguato e retrò”. E le “piccole virtù” sono ormai considerate anacronistiche dai più.

E’ denso di citazioni e rimandi colti il breve saggio di Botta, articolato in due parti . E’ necessario sapere, è la sua raccomandazione, che viviamo in una fase nella quale bisogna osare, ma senza comportarsi da inetti. “L’imprudenza richiede addestramento ed esperienza, un accumulo di conoscenze simile a quello che è necessario per tirare con l’arco le frecce e per disporre i fiori in un recipiente”. Ma, avverte l’autore “un’arte dell’imprudenza è ancora largamente da fondare”.

Alla prudenza si è davvero sostituita l’imprudenza?
“Prudenza e imprudenza coesistono e convivono sempre, ma a seconda dei periodi a prevalere è la prima o la seconda. La crisi economica e il disordine mondiale spingono a essere imprudenti sia gli uomini singoli che i governi. Papa Francesco è certamente un uomo imprudente, così come lo sono il governo greco e quello americano. In tanti scenari pubblici vi è un declino dell’arte del compromesso, di quella che è stata sempre considerata una grande virtù politica che richiede dosi massicce di prudenza nei protagonisti. Nel mondo tutti sembrano essere diventati impazienti, incapaci di avere visioni di medio e lungo periodo e di fare investimenti non a breve. La situazione che viviamo è resa pericolosa dal fatto che non tutti si rendono conto che anche l’imprudenza è un’arte che non può essere improvvisata, pena disastri individuali e collettivi. Il potere di quest’ultima è, infatti, di gran lunga più “devastante” della prudenza. Come con gli esplosivi, occorre mestiere per farne uso. Il progresso economico, sociale e politico molto deve alle scelte imprudenti che i singoli, le collettività e le istituzioni hanno fatto e fanno, ma non sempre queste azioni ottengono i risultati immaginati e perseguiti. Occorre mestiere, e naturalmente fortuna”.

Qual è il fascino dell’imprudenza? Quali i suoi vantaggi?
“L’imprudenza appare come una risorsa di facile uso e dagli effetti immediati. Se accettiamo la tesi di Carlo M. Cipolla – esposta in Allegro ma non troppo – che gli esseri umani rientrano fondamentalmente in quattro categorie (gli sprovveduti, gli intelligenti, i banditi e gli stupidi), si capisce bene che – nei momenti di crisi – non solo i banditi e gli stupidi siano spinti a pratiche imprudenti, ma che la stessa cosa facciano gli sprovveduti. Gli intelligenti che poi, in gran parte, amano le imprudenze, non hanno più remore in proposito. Nel clima dominante, la prudenza appare essere un comportamento inadeguato e retrò. Le “piccole virtù” sono ormai considerate anacronistiche dai più. Il clima culturale dominante spinge ad essere imprudenti e a credere che questa sia una scelta facile e sempre vincente. Naturalmente ci si sbaglia e accade spesso che molte imprudenze siano solo degli atti stupidi. Ricordo che – per la terza legge fondamentale della stupidità, elaborata da Carlo M. Cipolla – gli stupidi sono persone che causano danni “ad altri senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”. Per dirla in breve, bisogna essere tutti consapevoli che viviamo in una fase nella quale bisogna osare senza comportarsi da stupidi. L’imprudenza richiede addestramento ed esperienza, un accumulo di conoscenze simile a quello che è necessario per tirare con l’arco le frecce e per disporre i fiori in un recipiente. Un’arte dell’imprudenza è ancora largamente da fondare”.

Nel libro viene utilizza la forma del dialogo e delle lettere. I perché di questa scelta.
“Come ricorda anche Gianfranco Dioguardi – nella sua prefazione al volume – il nuovo millennio è un periodo complesso, difficile da decifrare. In questo scenario molti sono spinti a compiere scelte che stanno mettendo in discussione dimensioni preziose della vita sociale, anche “gli usi di civile convivenza” e questo non va bene. Abbiamo bisogno invece, soprattutto in questa fase, di fare uso di tutta l’immaginazione di cui siamo capaci e di utilizzare quelle forme letterarie, come i dialoghi e le lettere, che si prestano bene a questo scopo, come hanno mostrato gli illuministi francesi. La letteratura – osserva Martha Nussbaum – è capace di condensare in poche righe ciò che di solito richiede nella saggistica molte e complicate pagine. Anche i filosofi e gli scienziati sociali devono tornare a farne uso, imitando gli antropologi e quegli studiosi che sanno bene che, se si rimane dentro i propri confini disciplinari, si rischia di restare inascoltati. Voltaire e Diderot hanno molto da insegnarci e lo stesso può fare Montesquieu. Infatti anche chi desideri farsi un’idea di cosa sia un giardino apprende di più leggendo il piccolo libro di Angiolo Bandinelli, Giardini crudeli (Pendragon), o quello di Karel Capek, L’anno del giardiniere (Sellerio) che un ponderoso manuale di giardinaggio”.

Franco Botta
L’arte dell’imprudenza
Progedit
Pagg120, euro 15.

Data: giovedì 9 Luglio 2015
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