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Mi chiamarono Brufolo Bill

Mi chiamarono Brufolo Bill

Margherita De Napoli

Mi chiamarono Brufolo Bill

Che accade quando ci si ritrova col volto “assediato” dall’acne nel momento in cui si va formando la propria identità? Cosa si prova nell’animo se un brutto giorno ci si sente chiamare “Brufolo Bill”?

Illustrazione: Francesca Zaccaria
Collana: Briciole
Anno di pubblicazione: 2014
Numero di pagine: 120
ISBN 978-88-6194-198-4 Tipologia

Prezzo

13,00

Questa è la storia di un’invasione. No, non di ultracorpi, né di baccelloni extraterrestri. No, non è fantascienza, è realtà, il reale incontro/scontro di una giovane con i brufoli. Margherita ingaggia una battaglia senza esclusione di colpi per mettere alla porta gli indesiderati ospiti.
Che accade quando ci si ritrova col volto “assediato” dall’acne negli anni in cui ci si apre alla vita? Cosa si prova nell’animo se un brutto giorno ci si sente chiamare “Brufolo Bill”?
In questa autobiografia semiseria Margherita racconta la disavventura con i malefici pedicelli cercando di sdrammatizzare il problema con un pizzico di allegria. Il “brufolo” è il filo conduttore lungo il quale scivolano via via divagazioni scherzose e riflessioni più serie sulle diverse situazioni della vita quotidiana: dagli “intrighi” sentimentali alle vicissitudini scolastiche, dal primo approccio col mondo del lavoro ai rapporti all’interno del gruppo di amici, dai conflitti della giovane con se stessa alla liberatoria scoperta che timidezza e aggressività non sono altro che facce della stessa medaglia. Tante le emozioni con cui bisogna fare i conti mentre si cresce. E se cammin facendo s’inciampa nell’acne? Qui c’è un’amica che ti dà una mano.

L’autrice risponde alle domande e curiosità dei suoi lettori sul blog www.margheritarisponde.myblog.it

Margherita De Napoli

Margherita De Napoli è la “mamma” di Brufolo Bill. Nasce a Bari e muove il primo passo nel mondo della scrittura nel ’90. Pubblica su riviste culturali: poesie, racconti, aforismi, recensioni, interviste. Dopo gli studi di psicologia segue quelli filosofici e si laurea nel ’99. Dal 2000 arrivano le esperienze nel web: per il sito “Speaker’s corner” (RCS online) ha curato tre rubriche: “Lettere d’amore”, “Costumando” e “A tutto spot”. È stata una newsjockey (ricercatrice di news) per il sito “Memoring” di Claudio Cecchetto. Nel 2008 è in TV nel talk show “Meglio tardi che mai” (Antenna Sud) nel ruolo di co-autrice, opinionista e “spigolatrice” di notizie curiose. Da un anno scrive “Spigolature” per EPolis Bari. E il viaggio continua...

  • Recensione di Federica Di Chiari, studentessa

    17 Dicembre 2019

    Il libro “Mi chiamarono Brufolo Bill”, scritto da Margherita De Napoli, parla di quello che è uno dei gravi problemi dell’adolescenza, l’acne, che colpendo tanti giovani, ed in particolare il loro viso, li fa sentire a disagio. In questa età, infatti, si comincia ad avvertire l’’esigenza di sentirsi parte di un gruppo, con un forte senso di appartenenza ed identificazione. L’’aspetto fisico è uno degli elementi più importanti di questa ricerca perché permette di essere accettati dagli “altri”” più facilmente. La comparsa dell’’acne può diventare un serio ostacolo, anzitutto come fattore psicologico negativo per la persona interessata: vedere, più o meno improvvisamente, il proprio viso cambiare in peggio, minato dai temibili brufoli, può essere già traumatico, ma se a questo si aggiunge anche lo scherno degli “altri”” diventa un peso insostenibile. È’ proprio quello che accade alla protagonista del libro, Margherita, che si trova ad affrontare questo problema, che però diventa il pretesto per trattare tutta una serie di vicissitudini: dal rapporto con la scuola e con i professori, all’’amicizia, ai primi timidi innamoramenti, alle problematiche lavorative e a svariate vicende personali. Tutto, in un racconto che si svolge in un arco temporale che spazia su più anni e che ci fa capire che anche il “periodo dei brufoli””, per quanto brutto e pesante, è destinato a finire, come tanti aspetti della vita di ognuno, che è sempre in continua evoluzione: il libro termina, infatti con una citazione della saggezza orientale “Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla””, che è una incitazione a non arrendersi alle difficoltà che la vita ci può presentare.
    Ed è proprio questo che mi ha colpito del libro, perché sto vivendo lo stesso periodo di cambiamento, anche se, per fortuna, non sono stata colpita dell’’acne. Il libro ci esorta a non considerare gli avvenimenti negativi come delle cose insuperabili, ma ad andare avanti comunque. Ad esempio, in un capitolo, l’’autrice parla della personalità di amici e compagni, che spesso risulta diversa dalla realtà. Qualcuno maschera la sua eccessiva timidezza con atteggiamenti aggressivi, altri si nascondono dietro alla propria timidezza per non assumere mai delle responsabilità. Ne deriva la necessità di valutare tutte le persone non solo in base all’aspetto esteriore, ma anche ai loro comportamenti.
    Per questo motivo, oltre che per la facilità di lettura, consiglierei il libro, ai miei coetanei perché possano avere spunti per affrontare un periodo della loro vita ricco di novità e cambiamenti. Lo consiglierei anche ai loro genitori, che magari sono troppo presi dalle “cose da grandi””, perché possano capire meglio quello che i loro figli devono affrontare in un periodo così delicato.

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