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Dicono di noi

Sapore di pace


Lunedì 13 Febbraio 2012

Il sapore della copertina, per usare una parola del bel titolo del libro dello scrittore pugliese, di Conversano, Angelo Buonsante, è quello di un testo da catechismo per adolescenti, puro e fresco, forse non così allettante per il grande pubblico; e soprattutto per la seduzione diffusa dell’immagine ammiccante alla quale siamo fin troppo abituati. Il nostro autore, presentato a Roma in occasione del Giorno della Memoria, non sembra però cedevole alle facili tentazioni e al successo di stile televisivo. Non è un caso che il suo successo sia stato nella scuola. Questo è certamente un punto a suo favore, se si considera la fame di educazione sentimentale che c’è nelle nostre scuole e parimenti la difficoltà di penetrare nelle menti e in particolare nei cuori sempre più virtuali degli adolescenti distratti.
“Sapore di pace” è un libro che riscopre il valore della semplicità, delle buone cose domestiche, di un mondo locale sano e scomparso. La scrittura accompagna piana con piacevole organizzazione del testo: una storia che scorre attraverso capitoli brevi, da leggere di un fiato o titolo per titolo. In effetti l’autore ci dice che sono racconti che potrebbero essere autonomi. Una bella trovata che ci accompagna nella storia di un’amicizia tra due ragazzi, Nino e Giosuè, uno cristiano e l’altro ebreo, violentata dalle leggi razziali, insieme alla loro giovinezza. La storia nella sua quotidianità di scuola, lavoro, una vita domestica raccolta e semplice, lascia trasparire valori profondi. Quelli veri che resistono alle avversità della vita anche quando i sogni vanno in frantumi. C’è qualcosa che resta oltre il dolore, come l’incantamento, il primo, di Nino per Pinuccia, le promesse fatte al padre, di continuare a studiare e a portare avanti la propria vocazione; mentre il tempo rubato non tornerà e per i più deboli cambierà un corso per sempre. E’ proprio il caso di Pinuccia che si ritirerà in convento non riuscendo più a integrarsi nella società del dopoguerra.
Quello che mi colpisce è la freschezza e la delicatezza dell’autore che sfiora il disagio, l’irrealtà nel quale si precipita d’un tratto, l’inaspettato di ogni tragedia chiamata guerra, eppure non fissa l’obiettivo sull’orrore, ma lo sorvola, per accogliere la positività della pace. Il protagonista, anche nell’ultima parte, nel quale si scopre adulto, forse in là con gli anni, resta giovane nell’intimo. Bella e struggente la lettera dedicata alla nipote nella quale si dice che la vera libertà è la pace che mantiene vivo il dialogo tra gli uomini, inteso come accoglienza della diversità. In fondo Nino e Giosuè si accorgono di essere diversi solo quando vengono stigmatizzati per le loro credenze.

 

Angelo Buonsante

Sapore di pace

L’amicizia di due giovani, uno cristiano e l'altro ebreo, contro il pregiudizio e l'odio del diverso.

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