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        L’estraneo e il comune

        L’estraneo e il comune

        L’estraneo e il comune

        E’ possibile pensare il problema dell’identità, senza ridurlo a quello dell’appropriazione (negazione della differenza)? E’ possibile pensare a una consegna all’estraneo, senza rinunciare alle istanze del proprio?

        Collana: 
        Anno di pubblicazione: 
        • 2007
        Numero di pagine: 
        • 192
        ISBN 978-88-6194-003-1 Tipologia Etichette , , , ,

        16,00

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        Nella nuova collana “Interpretare”, diretta da Ferruccio De Natale, questo volume a più mani tratta il tema dell’alterità, presente nella storia della filosofia, ma emergente in maniera potente nella filosofia del ‘900. Gli autori si propongono di ritagliare, all’interno della vasta area delle domande relative all’alterità, gli interrogativi legati al tema della ‘comunanza’ ed ‘estraneità’, interrogativi certo attuali – tanto nell’ambito filosofico quanto in quello sociale ed esistenziale – ma forse meno esplorati nelle loro possibilità. E’ possibile pensare il problema dell’identità, senza ridurlo a quello dell’appropriazione (negazione della differenza)? E’ possibile pensare a una consegna all’estraneo, senza per questo rinunciare alle istanze del proprio? Come ridefinire e ricalibrare i margini della proprietà e dell’estraneità? Che cos’è ciò che accomuna e ciò che differenzia l’io dal tu? In quest’ottica, il testo analizza, nell’area tedesca, la posizione di Husserl, nel suo tentativo di andare oltre il semplice nominare la coapparenenza originaria, in direzione di una descrizione di come essa si dà e opera nei diversi fenomeni di esperienza dell’estraneo in quanto estraneo, che appare esclusivamente nella sfera della proprietà. Altro autore tedesco considerato è Gadamer per la sua curvatura ontologico-ermeneutica della fenomenologia. Se “l’essere che può essere compreso è linguaggio”, il linguaggio è lo ‘stesso’ che accomuna o il proprio che differenzia? In area francese, la riflessione si concentra su A. Camus e P. Ricoeur, il primo per la provocatoria tematizzazione dell’estraneità e dell’assurdo; il secondo per il tentativo di conciliazione tra sé e altro. E’ l’altro ad essere misura del sé (come sembra sostenere Lévinas) o è il sé ad essere luogo dell’alterità (come sembra sostenere Ricoeur)? In area americana, si esamina la posizione del giovane Dewey, per il quale la relazione fra ‘comune’ ed ‘estraneo’ si caratterizza come rapporto tra l’Io Individuale e la Società. Se l’Io può realizzare la propria individualità solo nella vita associata, il rapporto fra comune ed estraneo si manifesterà nella capacità della democrazia di rendere armonico ed equilibrato il rapporto di “coappartenenza” degli individui nella società? Ma come evitare che l’Io si perda nel solipsismo o nel conformismo?

        Ferruccio De Natale

        Ferruccio De Natale insegna Ermeneutica filosofica e Modelli di scrittura filosofica nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Bari.

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