Liliana Moro parla di “Nella casa accanto” di Angela Giannitrapani sul blog della Libera Università delle Donne

Liliana Moro parla di “Nella casa accanto” di Angela Giannitrapani sul blog della Libera Università delle Donne

Fonte: Libera Università delle Donne

Grande conforto, in questi giorni oscuri e dolorosi, si prova nella lettura di questa ultima opera di Angela Giannitrapani. Conforto perché ci riconcilia con i nostri simili, ci riporta ai valori umani più forti e più vitali, messi alla prova da situazioni estreme.

Condizioni che si verificano non in eventi eccezionali ma nella quotidianità di una normale esistenza, che affronta nel suo corso momenti cruciali, cambiamenti profondi, seppur non traumatici ma dipanati nel fluire dei giorni.

Nella casa accanto” ci conduce con delicatezza ad affrontare temi fondamentali come: il rapporto tra madre e figlia, i rapporti tra generazioni diverse – e anche tra culture diverse -, il peso del passato, l’ansia per il futuro, il trauma della seconda guerra mondiale, l’emigrazione, la malattia e anche la morte.


La densità dei temi non si traduce in pesantezza della narrazione, tuttaltro… mi sono sorpresa a sorridere durante la lettura, perchè l’Autrice ci porta con delicatezza e levità in interni domestici, in dinamiche, soprattutto femminili, dove i rapporti non sono automaticamente facili, ma sono improntati ad attenzione, rispetto e volontà di capire l’altra, le altre e anche se stesse. In una parola : cura; la cura reciproca consente di superare perplessità, asprezze e lontananze generazionali, che sono anche culturali in qualche misura.


I giorni fluiscono con grazia illuminati dalla luce del mare e dagli arabeschi delle piante domestiche

“Oh, guarda guarda, eccolo finalmente. Era ora. Eccolo il primo fiore sul mio piccolo cactus. Che colore intenso, questo bel fucsia. Silvia non potrà dire che non sia bello. […] Come si fa a non amare una palla verde di spine che dà dei fiori così eleganti. E’ abituata a vivere di aria, di sole e di acqua quando ce n’è, e quando non ne ha se la inventa succhiandola dall’aria, perfino dalle pietre umide. Non è un miracolo del creato? Di sicuro una gran voglia di sopravvivenza.”


La stessa voglia di sopravvivenza che anima dolcemente Dorotea, l’anziana voce narrante di questo brano. La Silvia citata è sua figlia, l’altra voce narrante.

Mi è parsa efficace questa scelta del doppio registro, del controcanto di due voci, che lascia a ciascuna il suo spazio nella diversità irriducibile dei punti di vista; mentre lo sviluppo della vicenda accosta sempre più la visione di madre, figlia e anche nipote.
Fra le tre donne si crea una non facile sintonia nell’affrontare il cammino comune, così quando, seguendo i passaggi che legano vita e morte, rimarrà una sola voce a narrare, il cammino prosegue.


“E’ come se fossi sull’orlo di una scogliera e dovessi decidere se passeggiare pericolosamente lungo il bordo o rientrare. Rientrare no, non mi va. Mi attrae quel camminamento sottile tra il suolo e la voragine. Ho bisogno di orizzonti lontani, di anfratti spigolosi, di gole umide e ombrose. […] Rifiuto un codardo rientro alla normalità dopo aver intravisto con mia madre panorami e dimensioni inusuali. No, dopo questa morte non posso fare finta di niente.”

Sì, cammini insoliti, essenziali, fondamentali per la vita, su cui ci conduce l’Autrice, quelli che si svolgono proprio ‘nella casa accanto‘, e che ci consentono di sperare in quell’umanità che vediamo calpestata, invece, appena un po’ più lontano.

Data: mercoledì 25 Ottobre 2023
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