Margherita Sermonti parla di “Manzoni pop” di Lucia Schiralli su Treccani.it

Margherita Sermonti parla di “Manzoni pop” di Lucia Schiralli su Treccani.it

Fonte: Manzoni pop | Treccani, il portale del sapere

Manzoni pop

di Margherita Sermonti

Lucia Schiralli

Manzoni pop

Bari, Progedit, 2023

In poco più di 100 pagine, Lucia Schiralli riesce a riassumere in modo chiaro ed efficace I promessi sposi, tratteggiandone gli elementi essenziali.

L’autrice, oltre a scrivere di letteratura italiana, grammatica, narrativa e storia, si occupa di promozione della lettura tra giovani e giovanissimi e insegna italiano in una scuola secondaria di primo grado.

Manzoni pop è un agile libriccino (con due c: Manzoni «nel suo romanzo sceglie sempre la forma raddoppiata, lasciando così la sua impronta autorevole in un uso di persistente alternanza», Raffaella Setti), rivolto a chi ha bisogno di avere dei punti fermi (come, per esempio, studentesse e studenti delle scuole italiane) prima o dopo la lettura del «testo sacro dell’Italia unita». Non un’opera secondaria, quindi, poiché «quando l’Italia raggiunse l’unità politica (1861), I promessi sposi divennero un testo fondamentale per l’educazione scolastica. E il modello fiorentino – ribadito da un anziano Manzoni, ormai senatore, in una relazione ufficiale al ministero della Pubblica istruzione – divenne il punto di riferimento per provare a unificare una popolazione divisa ancora in tanti dialetti» (Giuseppe Antonelli, Il museo della lingua italiana, Mondadori 2018).

Subito dopo la Cronologia essenziale, che evidenzia le date salienti a partire dal 7 marzo 1785 fino al 22 maggio 1873 – passando per il “quindicennio creativo” (1812-1827) –, Schiralli descrive brevemente la Trama.

Nel capitolo L’anonimo autore e il ritrovamento del manoscritto si spiegano l’espediente letterario utilizzato da Manzoni e le strategie narrative: «La storia narrata gli sembra talmente bella da meritare di essere offerta ai lettori del suo tempo, nonostante la stranezza della lingua […]. Manzoni accusa “l’anonimo” di aver usato uno stile dozzinale, sguaiato e scorretto, ricco di forme dialettali lombarde, con qualche “eleganza spagnola”. L’artificiosità del linguaggio dimostra l’inautenticità della società secentesca […]. Troppe ricercatezze linguistiche rendono il manoscritto illeggibile, ma “rifacendone la dicitura” […], la vicenda potrà essere apprezzata dai lettori di ogni tempo».

Personaggi del romanzo, cui l’autrice dedica gran parte del saggio, «possono essere distinti in oppressi e oppressori, ma questa categorizzazione, lungi dall’essere statica appare in continua evoluzione […]. Un’altra caratteristica distintiva di alcuni personaggi è la presenza “di un’idea fissa”, un’ossessione per qualcosa o per qualcuno che determina comportamenti e azioni. L’idea può essere un pensiero, un’immagine o una persona».

Dopo aver attraversato Tempi («Il vero protagonista del romanzo è il Seicento, che domina incontrastato tutta la narrazione») e Luoghi, Lucia Schiralli si sofferma sulla descrizione della Lingua dei “Promessi sposi”, costellata di «dialoghi, descrizioni e soliloqui»I dialoghi, oltre a conferire «freschezza, vivacità o spessore alle varie situazioni […] servono per caratterizzare e definire i personaggi, per delinearne la personalità e il carattere. Renzo, ad esempio, appare sempre impulsivo e poco riflessivo, perlomeno nella prima parte del romanzo, mentre Lucia, quando parla – molto spesso piangendo – dimostra sempre la sua incrollabile fede nel Signore» […].  «Che riguardino luoghi, ambienti o paesaggi, le descrizioni contribuiscono a definire e incorniciare, con ricchezza di particolari, quel che viene narrato […]; altre, invece, quando riguardano il paesaggio, sembrano creare una vera e propria pausa narrativa fra la serenità della natura e la violenza o sofferenza degli esseri umani». Nell’ultimo paragrafo del capitolo dedicato alla lingua (Parole e segni), Schiralli evidenzia che «[s]e le parole possono mentire, ingannare, diventando anche strumento di sopraffazione, i segni, i gesti, i movimenti sono portatori di realtà». Così, per esempio, «Don Abbondio […] usa il linguaggio per imbrogliare Renzo, per allontanarlo dal vero» e «[n]ell’incontro tra Renzo e Azzeccagarbugli, sono le parole a generare un equivoco, non i segni. L’avvocato interpreta male una frase del giovane e crede che sia stato lui a minacciare un prete».

Dopo una rapida panoramica sulla Genesi del romanzo: dalla prima stesura alla “Quarantana”, si passa a una più approfondita, seppur naturalmente molto ridotta, Antologia di alcuni dei brani più noti del romanzo.

Le prime righe o, anzi, i primi QR Code inseriti nell’ultimo capitolo, Manzoni pop, rivelano inequivocabilmente i principali destinatari di questo libro, condotti per mano attraverso una breve – e al tempo stesso ricca – rassegna di sceneggiati, canzoni, fumetti e altri tipi di creazioni artistiche ispirate o tratte da I promessi sposi o sulla vita e le opere di Manzoni.

Attraverso i codici QR Code, troveremo Carlo Verdone e Fiorello nei BIGnomi su RaiPlay, l’intramontabile parodia del trio Marchesini-Solenghi-Lopez, i geniali dieci minuti riassuntivi del gruppo Oblivion, la canzone Don Abbondio di Brunori Sas e, ancora, lo sceneggiato di Salvatore Nocita. Più avanti, interi paragrafi sono dedicati alla Narrativa per ragazzi, al Teatro e a vignette, fumetti e cartoni animati (In altre parole… il linguaggio delle immagini: da Gonin alla Disney).

La professoressa Schiralli sa bene che per arrivare ai giovani, oggi più che mai, bisogna trovare le leve giuste, evitare di annoiarli, cercando di stimolare interesse, curiosità, desiderio di conoscenza e di partecipazione attiva, tipici della giovane età. Anche perché l’autore della Storia milanese del XVII secolo ha ancora molto da dire: a 150 anni dalla sua morte, Manzoni è vivo più che mai.

Data: mercoledì 20 Settembre 2023
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