Renato de Robertis recensisce “Araldo di Crollalanza” sulla rivista online bari-e.it

Renato de Robertis recensisce “Araldo di Crollalanza” sulla rivista online bari-e.it

Fonte: bari-e.it

L’Araldo di Crollalanza di Nicola Fanizza per continuare a comprendere ciò che fummo di Renato de Robertis

La narrazione della storia deve fare i conti con i libri scritti e con lo spirito dei tempi. Un personaggio o un evento vengono ritrovati e a volte rinnovati dalle letture critiche. Il saggio di Nicola Fanizza, Araldo di Crollalanza. Un ministro all’ombra del duce, Progedit consente di ritrovare il politico barese attraverso un ricco apparato di documenti e testimonianze. Emerge allora un corredo di lettere, rapporti di polizia, carteggi che coinvolgono il lettore, come nella corrispondenza Di Crollalanza e D’Annunzio. Le lettere, con cui il Comandante testimoniava il suo amore adriatico, alzano le voci della storia, mettono al centro Bari e la Puglia, in un’età di crisi profonda

Pagina dopo pagina, ritroviamo il secolo breve e le sue venture: gli Arditi rossi e neri, Fiume città di passione, la bufera del dopoguerra, rivoltellate e terrore, la reazione borghese o proletaria, i successi e le disfatte di una generazione che tentò di cambiare il mondo. E quegli uomini, vogliamo ricordarlo, anime mazziniane, repubblicane, rivoluzionarie, poi finirono nelle squadre fasciste, così come potevano finire tra le fila degli Arditi comunisti. Nelle origini del Fascismo c’è l’Italia e Araldo di Crollalanza visse questa stagione di relazioni trasversali, di iniziali simpatie mussoliniane che divennero poi scontro. Scrive Fanizza:

“Una posizione, quella di Mussolini, che incontrò il consenso di diversi esponenti del sindacalismo rivoluzionario, di alcuni socialisti – tra cui Fiore, Viterbo, Di Vagno e il giovane Antonio Gramsci – nonché la simpatia dei repubblicani come Pesce, Violante, e di Crollalanza”.

Al giorno d’oggi in quadro post-ideologico, è possibile incontrare di Crollalanza come un testimone dell’età delle ideologie. In più, se egli fu un militare, seduto in scrivania oppure in prima linea, è possibile scrivere comunque che visse immerso nella bufera della Prima guerra mondiale. Il libro scandisce i momenti della carriera del ministro fascista e del senatore della Repubblica e ricorda che di Crollalanza ebbe un suo collaboratore coinvolto nello scandalo finanziario causato dal nobile molese Alberotanza. Così, documento dopo documento, emergono i punti critici di una vicenda privata e pubblica, che rimane in ogni modo complessa; eppure, alla fine, permane la sensazione per cui le debolezze di un’esperienza politica non vadano a scalfire il mito del senatore; il quale vive nella memoria appassionata della città o in quello sguardo impensierito, lanciato dal suo monumento, che abbraccia il lungomare dei baresi.

Sappiamo da sempre che gli uomini e le donne del Pci alla Camera votavano comunista e al Senato votavano il missino Don Araldo. E quei baresi ben conoscevano le contraddizioni di una carriera all’ombra del duce; però continuavano a votare di Crollalanza

Nella storia le parole non bastano mai e a questo libro corrisponde un sicuro sforzo ricostruttivo; ciononostante, questo impegno perde spessore quando non narra l’uomo che, nel secondo dopoguerra, pagò, in povertà e silenzio, per le sue scelte. Nel testo, dopo una ricostruzione articolata del fascista della prima ora o del ministro dei lavori pubblici, nell’ultimo capitolo Fanizza quasi sintetizza l’impegno, per Bari e per il Meridione, del senatore. 

Dopo altre narrazioni dedicate al senatore barese – pensiamo ai libri di Calò Carducci e Domenico Crocco –, aumenta la consapevolezza di ammettere che vi sono sempre prospettive critiche differenti per discutere di parabole storiche, per continuare a comprendere ciò che fummo.

Data: venerdì 26 Novembre 2021
Fonte:
bari-e.it
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