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Su www.gliamantideilibri.it, Nicola Vacca recensisce “La ghianda e la spiga” di Giovanni Capurso

Su www.gliamantideilibri.it, Nicola Vacca recensisce “La ghianda e la spiga” di Giovanni Capurso

Fonte: www.gliamantideilibri.it

Recensione di Nicola Vacca

Giuseppe Di Vagno, socialista nato a Conversano, nella storia d’Italia è stato il primo parlamentare ucciso per le idee che professava.

Il giovane avvocato e deputato pugliese fu assassinato dai fascisti a Mola Di Bari il 26 settembre 1921.

Il suo omicidio segnò un punto di non ritorno rispetto ai metodi violenti dello squadrismo agrario e aprì la strada a quell’anima del fascismo intransigente che avrebbe controllato l’Italia negli anni a venire.

In questo modo Giovanni Capurso inquadra la vicenda di Giuseppe Di Vagno nel libro La ghianda e la spiga, sottolineando che il suo delitto è uno dei passaggi chiave nel percorso che portò all’affermazione del fascismo.

Lo scrittore molfettese con questa biografia, che arriva nel centenario della morte dell’avvocato e del deputato socialista Giuseppe Di Vagno, torna a sfogliare le pagine della Storia e ricostruisce la formazione culturale e politica di questo grande uomo coraggioso che ha sempre creduto nella lotta e nella giustizia sociale.

Socialista, riformista, pacifista e antimilitarista, Giuseppe Di Vagno non praticò mai un socialismo da retorica elettorale, o di approccio dottrinario.

Il suo essere socialista significava stare dalla parte degli ultimi, migliorare le condizioni di vita dei contadini vessati dai soprusi degli agrari.

In Terra di Bari e nella sua Conversano la lotta di fece sempre dura e determinata. La parola d’ordine era “la terra ai contadini”.

Giuseppe Di Vagno è stato un grande socialista riformista con posizioni sempre più lontane dagli estremismi massimalisti che a quel tempo erano forti e influenti all’interno del Partito socialista italiano e che porteranno alla scissione di Livorno del 1921.

Capurso con un rigore storico ricostruisce la vita e le battaglie di libertà e giustizia sociale di Giuseppe Di Vagno, uno degli esponenti più significativi del socialismo italiano e di quello pugliese insieme a altri nomi che hanno contribuito alla grandezza di questo nobile ideale (Tommaso Fiore, Gaetano Salvemini, Giuseppe Di Vittorio, Filippo Turati).

Giuseppe Di Vagno, un uomo e un socialista sempre in prima linea. Non amava tirarsi mai indietro aveva nel cuore la sua terra, la sua gente e il suo Paese.

Da ricordare le sue lotte per contrastare l’analfabetismo, promuovendo biblioteche popolari.

Il suo socialismo è umanitario, sempre dalla parte delle gente debole che soffre.

Mario Spagnoletti in poche righe ha tracciato il tratto peculiare del socialismo di Di Vagno: «fermo nei principi, ma non retorico; capace di allungare il suo sguardo alle grandi prospettive politico. Sociali italiane e internazionali, ma attento alle piccole cose e pregno di un realismo capace di mobilitare simmetricamente mente e braccio».

Di Vagno si scontrò a viso aperto con la violenza squadrista del fascismo agrario, non ebbe mai paura di lottare per gli ideali di libertà e di riscatto sociale della sua gente, dei suoi amati contadini che avevano diritto a una vita dignitosa.

Il fascismo più duro, quello agrario che agiva in Puglia e che faceva capo a Giuseppe Caradonna, il 26 settembre 1921 mise fine con la volenza più cieca alla vita del giovane compagno Giuseppe Di Vagno.

Il delitto fu ridimensionato e anche nel secondo processo si arrivò a una sentenza sommaria che ritenne di natura preterintenzionale l’omicidio.

Giovanni Capurso giustamente scrive che l’omicidio coinvolse l’intera Nazione e ancora oggi interpella il tribunale della coscienza civile.

Poco tempo dopo il fascismo assassinò un altro giovane socialista, il suo nome era Giacomo Matteotti.

Dopo questi due omicidi la barbarie fascista ebbe vita facile per un ventennio.

Questo libro di Giovanni Capurso sulla vita breve ma intensa di uomo coraggioso è una testimonianza preziosa, necessaria come gli ideali di libertà e di progresso  che  il socialista Giuseppe Di Vagno ha difeso fino al sacrificio.

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