Femminismo liquido. Dalle origini al cyborg è il nuovo libro di Irene Strazzeri, edito da Progedit per la collana “In limine”, di Davide Laviano

Femminismo liquido. Dalle origini al cyborg è il nuovo libro di Irene Strazzeri, edito da Progedit per la collana “In limine”, di Davide Laviano

Femminismo liquido. Dalle origini al cyborg è il nuovo libro di Irene Strazzeri, edito da Progedit per la collana “In limine”.
Di Davide Laviano

L’obiettivo del testo lo chiarisce Antonella Cagnolati nella sua prefazione: “l’analisi contenuta nel volume, intende porsi nel dibattito sempre più complesso elaborato nella contemporaneità, adducendo come fondamentali strumenti di indagine non solo le imprescindibili teorie di Bauman sulla società liquida, bensì una notevole quantità di studi teorici di notevole spessore per operare il complicato tentativo di comprendere lo stato dell’arte del femminismo attuale”.
La critica femminista ha conosciuto un periodo di rapida crescita negli ultimi trent’anni al punto di poter essere considerata uno dei filoni più importanti e incisivi delle teorie critiche e Irene Strazzeri si posiziona nel solco di questa tradizione.
Ricercatrice di Sociologia del mutamento presso l’Università degli Studi di Foggia, ha da tempo  concentrato le sue attività di indagine sulla differenza sessuale e sul riconoscimento, nonché sul femminismo come pratica rivoluzionaria nel modo di approcciare al mondo e di farne esperienza.
E’ ancora opportuno parlare oggi di due femminismi, quello dell’uguaglianza e quello della differenza? E’ lecito utilizzare l’espressione post-femminismo coniata negli ultimi anni ed entro quali limiti? E’ possibile una concezione del femminismo come movimento storico e sociale di liberazione delle donne a seguito della “crisi del soggetto”, elaborata dalla filosofia e dalle scienze sociali? Ha ancora un senso parlare di ondate al fine di attuare una periodizzazione del movimento femminista?
Sono questi alcuni degli interrogativi a cui il testo si propone di dare un’interpretazione attraverso un dibattito serrato che chiama in causa le esponenti teoriche di maggior rilievo del femminismo, a partire dalle sue origini fino agli sviluppi più recenti.
Strazzeri si pone al centro del nodo gordiano del dibattito femminista, il cosiddetto “dilemma della differenza”, decostruendolo, senza tranciarlo di netto, attraverso una rilettura critica delle teorie femministe degli anni sessanta, settanta e ottanta, ridando così il giusto respiro ad una discussione ricca di spessore concettuale ma altrimenti asfittica. 
Se un dilemma è una situazione nella quale qualcuno deve scegliere tra due alternative insoddisfacenti, cosicché la scelta finale è sempre un risultato indesiderabile, quello femminista si presenta come “un dilemma apparentemente privo di soluzione: esigere l’uguaglianza a partire dall’affermazione della propria differenza”, per usare le parole della storica Joan Scott, citata dalla stessa autrice.
Si ripropone un annoso quesito per le donne: essere uguali o diverse? L’analisi dei problemi creati dal dilemma e del perché siano così paralizzanti spinge l’autrice a cercare soluzioni più faticose e foriere di cambiamenti.
Del resto il superamento del dilemma è un passo di fondamentale importanza poiché i concetti e le strategie coinvolte in esso sono quelli di cui i gruppi femministi si sono serviti nella loro lotta per eliminare la discriminazione e la subordinazione delle donne e l’autrice ripercorrendone le tappe ne rivela la loro valenza produttiva, aiutandoci  a capire i meccanismi che rendono il dilemma così pericoloso per il dibattito femminista, attraverso la loro riorganizzazione sotto un’altra forma, mostrando in tal modo come esso possa essere adeguatamente riconosciuto e combattuto.  
Le femministe sono figure scomode per la società, eppure oggi ci confrontiamo con un ulteriore paradosso: il femminismo sembra aver conquistato non solo una nuova visibilità, ma essere diventato popolare, mainstream, per usare un termine più specifico “istituzionalizzato”. Il femminismo del terzo millennio, o femminismo di terza ondata, “che raccoglie i frutti della seconda (e anche della prima), delle interpretazioni, talvolta controverse del femminismo dell’uguaglianza e del femminismo della differenza…” per usare le parole dell’autrice, corre il sottile rischio di essere inglobato nel femminismo di Stato, “favorendo sempre di più i settori tecnocratici della società a discapito degli elementi ideologici e di principio che sottendono il movimento e l’agenda femminista.”
Quali sono dunque le sfide che si trova ad affrontare il femminismo di terza ondata, quali le lotte  e soprattutto è ancora possibile un’ agenda politica femminista o la crisi del soggetto in un’epoca “di crisi dell’identità e di piena immersione nel costruzionismo, non solo di genere ma anche del sesso” come dice Irenze Strazzeri, ne mina alle fondamenta ogni possibilità concreta di attuazione?
L’autrice propone risposte chiare,  tessendo un filo che ridona continuità al discorso femminile e lo riporta all’oggi, in un’epoca in cui dirsi femministe sembra essere tornato accettabile, legittimo e persino necessario e il rischio con cui ci confrontiamo è quello di un femminismo liquido, incluso nei programmi statali delle pari opportunità. 
I capitoli conclusivi del testo sono dedicati ad una descrizione efficace dei processi di inclusione/esclusione dal mercato della formazione e della conoscenza e di femminilizzazione del lavoro  in epoca neoliberista mentre infine si tracciano le linee dell’elaborazione teorica del cyberfemminismo il cui intento è quello di “rileggere in chiave postmoderna le opposizioni binarie della cultura occidentale e quindi riuscire a superare le pratiche di assoggettamento socio-culturale insite nell’ordine dicotomico di genere” per usare le parole di Giusi Antonia Toto autrice dei due contributi.
Femminismo liquido è un libro politico nel senso più genuino del termine e Irene Strazzeri pensa la politica in termini di azione, il che comporta la decostruzione dell’autofondatezza del soggetto e la sua iscrizione nel tumulto delle relazioni che fanno dell’identità personale qualcosa di problematico e non predefinito da una qualche razionalità unilaterale; inoltre il suo è un linguaggio politico in quanto fa riferimento a questioni rilevanti a livello collettivo, come le modalità dell’essere-insieme. Se gli esiti della riflessione delle filosofe prese in considerazione sono di alto valore euristico ciò lo si deve alla capacità dell’autrice di proiettare l’oggetto indagato, il femminismo, entro una struttura sincronica e diacronica di relazioni al fine di individuare continuità e differenze,  consentendo così di capire la complessità delle controversie sull’eguaglianza e la differenza attraverso una analisi del contesto in cui nascono.
Perché la storia delle donne è un universo sconfinato e l’autrice sa dimostrarcelo, attraverso un testo che studia le donne e il loro ruolo nella storia, avendo l’acume di non rimanere imprigionata negli steccati delle categorie e delle aporie, antiche e recenti.

Davide Laviano

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