Recensione di Melissa Montuori a “Femminismo liquido” di Irene Strazzeri

Recensione di Melissa Montuori a “Femminismo liquido” di Irene Strazzeri

Ha ancora senso oggi parlare di due femminismi: quello dell’uguaglianza e quello della differenza? E’ questa la questione principale che si pone “Femminismo Liquido” (Progedit,2019), sottotitolato “Dalle origini al cyborg”, l’ ultima pubblicazione di Irene Strazzeri, in cui l’autrice analizzando lo storico dilemma su cui si è fondata la teoria femminista, non solo arriva a definire le sfide future che il pensiero femminista dovrà sostenere, ma riflette su ciò che il dibattito ha realmente prodotto per permetterci di avanzare, oggi, verso nuove tipologie di femminismo, in grado di perpetrare la trasformazione delle società nella direzione di un mondo più femminista, il che significa semplicemente, un mondo con più uguaglianza e più libertà. Negli ultimi due decenni, la teoria femminista si è trovata praticamente intrappolata nella cosiddetta “crisi del soggetto”, che tradotta nelle opere delle teoriche femministe della terza ondata, determina l’impossibilità di una politica coesa, in un unico soggetto: le donne. La messa in discussione della categoria “donne” lascia il femminismo senza soggetto e, di conseguenza, senza la possibilità di promuovere, scrive Strazzeri, politiche femministe finalizzate all’ inclusione, possibilità che hanno dato senso, finora al femminismo come movimento storico e sociale di liberazione delle donne, che considera la politica come azione protesa al progresso sociale, politico e culturale e/o simbolico del gruppo a nome del quale parla. Tuttavia questa visione della politica, come mezzo-fine, potrebbe aver trasformato il femminismo in un movimento che ha come scopo prioritario il miglioramento della società e che finisce con l’identificare tale miglioramento con la ragione stessa della libertà e dell’uguaglianza delle donne. Il problema sta proprio nel fatto che tutte le conquiste in materia di parità di diritti delle donne rischiano di essere vagliate al filtro del beneficio che potrebbero rappresentare per l’intera società. Il femminismo del Terzo Millennio, scrive Antonella Cagnolati nella sua prefazione, corre anche il rischio subdolo di essere inglobato nel “femminismo di Stato”, oppure nelle agende del welfare delle varie istituzioni che si occupano professionalmente di parità e di diritti umani: il rischio di una pervasiva istituzionalizzazione è alto e potrebbe minare il conseguimento di rivendicazioni sostanziali che sono insite nelle politiche che vanno praticate (e non solo teorizzate) a favore delle donne. La cosiddetta “prospettiva di genere” delle politiche di welfare esercita la depoliticizzazione delle donne, ancor più se parliamo di gruppi di donne escluse, anche a causa di altri caratteri identitari quali l’etnia, il livello culturale, economico o sociale- si concretizza trasformando le donne in clienti dei servizi di un’agenzia privata, incaricata di fornire la protezione sociale che dovrebbe essere gestita dallo Stato. In tal senso le femministe sono consapevoli, che l’alleanza con lo Stato in vista dell’elaborazione di strategie atte a concretizzare la parità comporta un continuo riposizionamento delle donne, che non permette di qualificarle definitivamente come attrici politiche. Davanti a questo, le femministe, scrive Strazzeri, sono portate a formulare una riconsiderazione critica, non solo delle agende, ma anche dei meccanismi di lotta. La sfida risiede nel fatto che la lotta per l’uguaglianza tra gli uomini e donne non finisca per essere fagocitata, attraverso l’autocensura, dal discorso istituzionale, il quale, pur definendosi “femminismo di Stato”, è quasi impossibile da distinguere dalle proposte acritiche e tecnocratiche che spesso il potere ufficiale offre come risposta alla disuguaglianza. Se il femminismo si è sviluppato cercando un’autenticità di relazioni, per cancellare l’inautenticità della discriminazione femminile, grazie al web questa ricerca di relazioni autentiche oggi può divenire pratica concreta, attitudine incoraggiata dal funzionamento stesso del mezzo impiegato (internet), per sua natura circolare e reciproco. Giusy Antonia Toto, nel saggio finale del libro, si concentra sul rapporto tra femminismo e media; il femminismo contemporaneo diventa cyborg. I primi segnali di femminilizzazione dal web, sembrano giungere dai blog al femminile ai servizi della P.A. al femminile. Come i primi movimenti femministi affermano la propria soggettività attraverso la parola, anche le cyberfemministe contemporanee diffondono e condividono con loro identità attraverso una parola che è sì virtuale, ma semanticamente pregna della lotta per i diritti delle donne a un livello globale. Da ultimo si può affermare che il libro di Irene Strazzeri è un urlo al mondo, per dire oggi più che mai, che il femminismo è vivo e che lotta per la libertà femminile e per la valorizzazione della differenza sessuale. “Femminismo Liquido” è un libro che scuote le coscienze e che porta a chiedersi: non è forse vero che se il femminismo sta vivendo anni d’oro è perché questi, sono anni terribili per le donne? La sfida femminista è di non piegarsi al disastro della contemporaneità, significa fare i conti con la propria situazione, agendo e reagendo, contro chi vuole violentare e assoggettare l’essere donna. La dura aggressione che i luoghi delle donne stanno sopportando da parte delle istituzioni dimostra, effettivamente, quanto sia necessaria la lotta femminista oggi.

A cura di: Melissa Montuori

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