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Ludovico Fulci, recensione a G. Ancona, Noi rianimiamo. Antropologia semiseria dell’anestesista rianimatore.

Ludovico Fulci, recensione a G. Ancona, Noi rianimiamo. Antropologia semiseria dell’anestesista rianimatore.

Ludovico Fulci
Recensione a G. Ancona. Noi rianimiamo. Antropologia semiseria dell’anestesista rianimatore. Progedit. Bari 2014, Euro 20.00.

Rianimare significa riportare qualcuno a uno stato cosciente. Questa sorta di “resurrezione”, un tempo giudicata impossibile, si attua oggi con strategie appositamente studiate. Le pratiche della rianimazione si applicano da qualche decennio in qua. Tutto cominciò all’epoca in cui l’anestesista, che aveva il compito di sopire la coscienza dell’ammalato da sottoporre a intervento chirurgico, si trovò di fronte al compito di risvegliare il paziente assopito da una dose eccessiva di anestetico o che, nel corso dell’anestesia, dovesse, per qualche problema, essere “risvegliato” urgentemente. La tecnica del massaggio cardiaco, oggi diffusa e praticata come intervento di pronto soccorso, è – come ricorda Giovanni Ancona nel suo Noi rianimiamo. Antropologia semiseria dell’anestesista rianimatore apparso per i tipi della Progedit di Bari – uno dei più tipici fra i procedimenti studiati da alcuni anestesisti per rianimare.
Né Ancona né il suo lettore sono tenuti peraltro a sapere e a saper dire che cosa sia l’anima, breve paroletta comunque importante per chi sia rianimatore e che, nel contesto di questo libro, sembrerebbe essere qualcosa di molto simile a una spinta alla vita.
Noi siamo dell’idea che fra gli oggetti convenzionalmente ritenuti inerti, perché oggetti senza vita, un libro sia tra quelli che più ambiscono ad avere un’anima. E davvero il libro di Ancona ha molte anime. C’è quella umoristica che stempera la drammaticità di situazioni di fronte a cui è posto un medico che seriamente affronti il proprio lavoro. C’è quella documentaristica che con vivacità e ricchezza di esempi di situazione concrete e umanissime, illustra i vari aspetti di quell’antropologia dell’anestesista rianimatore di cui al titolo del libro. C’è, per chi voglia leggere tra le righe, anche una storia familiare con la soddisfatta ambizione di un traguardo raggiunto: un figlio medico, un giorno, chissà, magari primario. C’è poi uno spirito ippocratico, visto in una prospettiva evolutiva, che pone l’autore di fronte a questioni di deontologia professionale di grande e scottante attualità. Il tutto raccontato con garbo, verve, e un gusto letterario, cosa che – dobbiamo convenire – non è poi tanto rara nei medici che, spesso, da dilettanti della letteratura si sono man mano trasformati in grandi narratori. Cronin può esserne un esempio.
Alcuni episodi narrati, che si direbbero comunque ispirati a situazioni reali, potrebbero inserirsi in una collana di racconti, esperienza già fatta in verità dal Giovanni Ancona, autore di La memoria lieve. Nel nuovo libro che presentiamo c’è però un più coinvolgente spessore anche narrativo e si avverte che l’autore sente il bisogno di rivolgersi al lettore spiegando il variopinto mondo degli ospedali e della scienza medica. Così per esempio L’incubo “awareness” o Di tutti i colori, sono due vivacissimi capitoli, come tanti altri nel libro, incorniciati però a dovere da un’impalcatura che non è soltanto narrativa, cioè rispondente a esigenze retorico-stilistiche, ma anche comunicative nel senso più proprio e profondo del termine…
Insomma da tutte quelle anime di cui abbiamo detto vien fuori un libro composito ma molto interessante come documento. sia umano, sia storico. Sotto il profilo umano il libro di Ancona si sofferma su aspetti della professione medica spiegando molto bene come si compisse (e continua a compiersi) la formazione dei “dottore”. Una formazione che prosegue, non senza difficoltà ed equivoci – cioè essenzialmente per tentativi ed errori, come molto onestamente sembra insinuare autorevolmente l’autore che è primario ospedaliero – man mano che si procede nell’esperienza lavorativa.
Sotto il profilo storico il discorso si fa più complesso. La storia della medicina che interessa Giovanni Ancona né quella che inizia ai tempi in cui il “potere” negli ospedali pubblici e nelle cliniche private era nelle mani del chirurgo, talvolta più “mago” che scienziato. Era l’epoca della mano ferma, dell’esplorazione che si svolgeva con la palpazione, intuendo (avventurosamente) l’entità e la causa del male. Tempi già lontani e che saranno lontanissimi quando questo libro apparirà ai lettori (studiosi e curiosi) della scienza medica come una testimonianza unica per la vivacità e l’autenticità con cui l’ambiente ospedaliero è proposto al lettore.
Sotto questo aspetto si chiarisce anche la natura di quest’opera, che pur essenzo un’opera di narrativa, non appartiene al genere romanzo, ma a quello delle “confessioni”, che in Rousseau trovò un primo geniale innovatore rispetto al modello di Sant’Agostino. Se Rousseau si confessò ai suoi lettori quale intellettuale del suo tempo, Ancona si confessa per quella singolare professione di fede che ne fa un anestesista rianimatore, che crede nell’importanza del proprio lavoro inteso, al di là di un’autoironia di sapore italico, quale vera e propria missione.

Ludovico Fulci, 4/09/2014

 

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