La Letteratura al tempo di Facebook

La Letteratura al tempo di Facebook

Cos’hanno in comune Ludovico Antonio Muratori o  Filippo Tommaso Marinetti con il popolo del web 2.0?
Uno status come una poesia centonaria; un tweet come un distico; un messaggio in chat come un romanzo epistolare. Ma anche, un docente di Letteratura Italiana come un modello social network user.
Non per il professor Trifone Gargano, insegnante di Lingua e Letteratura Italiana negli istituti secondari e professore a contratto di Informatica per la Letteratura presso l’Università di Foggia.
Ho conosciuto Nino nell’estate del 2012, due anni dopo la pubblicazione del suo  “Virtute e c@noscenza. Antologia della Commedia di Dante”, un testo per la scuola, un learning object dalla nobile quanto originale aspirazione di offrire un approccio ludico ai giovani studenti durante il percorso di studio della più famosa opera letteraria italiana, La Divina Commedia di Dante.

Lo incontro ancora, due anni dopo e il fatto che questo incontro avvenga attraverso Facebook non è affatto una casualità:
“La Letteratura al tempo di Facebook – Scrivere, leggere e insegnare storie da Omero al web 2.0”. Si intitola così il suo ultimo lavoro, edito da Progedit e in uscita proprio in questi giorni.
“Letteratura, comunicazione, web 2.0 e nuovi media” – penso – “Nuovi media come quelli che New Media ormai, magia a colazione!”  Quale cocktail migliore per stimolare la mia curiosità? Di lì, alla chiacchierata 2.0, il passo è breve quanto un tweet.

Un volume che spazia tra secoli e competenze per raccontare l’evoluzione della scrittura e dei nuovi mezzi di espressione del sé. Una guida all’uso consapevole della rete e dei Social Network?
Non solo. Nutro l’ambizione di creare fiducia nell’utilizzo consapevole di questi strumenti anche in ambito formativo. Spero di riuscire a convincere anche i lettori più tradizionali a non chiudersi dinanzi a questi cambiamenti in modo aprioristico, ma ad utilizzarli con la consapevolezza che si tratta di opportunità nuove, per continuare a svolgere le eterne occupazioni dell’uomo: inventare, scrivere, leggere, insegnare storie. Ecco perché target di riferimento sono non solo i giovani, la così detta “google o app generation”, ma anche  i loro genitori, i digital immigrants.

Se volessimo dare una definizione alla Letteratura del Terzo Millennio, quale sarebbe?
Letteratura Transmediale. Nella quale, cioè, il messaggio giunge a destinazione attraverso più media e più linguaggi, in una logica migrante. Il fenomeno è già sotto i nostri occhi da qualche anno, ma fino ad oggi, ha interessato per lo più la sfera del settore videoludico: si pensi a quei prodotti cinematografici ispirati ai libri  che sono stati lanciati contemporaneamente sul mercato attraverso più media (film, libro, gadget, videogioco), con la possibilità per i lettori-spettatori di personalizzare la trama delle storie: una  sperimentazione di inedite forme di co-autorialità, e, soprattutto, di sviluppo di una stessa storia su più media.

Può definirsi “letteratura” anche quella veicolata tramite Social Network e “insegnamento” anche quello veicolato, ad esempio, tramite infografiche? Qual è il confine tra apprendimento, cultura e mera comunicazione nell’Era Digitale?
La “Twitteratura” ha, oramai da tempo, guadagnato la sua dignità letteraria: un post di Facebook o un cinguettio di Twitter, ma anche una e-mail o un messaggio multimediale di Whatsapp non fanno altro che rilanciare forme e generi della comunicazione letteraria scritta: distici, sentenze, proverbi, romanzi epistolari. Occorre quindi praticare e far praticare con consapevolezza critica queste nuove forme di scrittura, sia in ambito creativo, sia in ambito didattico.

Come è cambiata la comunicazione con l’avvento dei Social Network? Quali le perdite?
È diventata sicuramente più veloce e alla portata di fasce sempre più larghe di utenti, con  molti cambiamenti di stile, di sintassi, di lessico, di morfologia. Tutto questo, però, è sempre accaduto: ecco perché non bisogna vivere questi cambiamenti con atteggiamento apocalittico. Al passaggio dal latino al volgare si persero analogamente stili, competenze, abilità, professionalità legate al mondo della lettura e della scrittura, per dar vita a forme nuove. Se anche allora ci fosse stato il solo atteggiamento della chiusura e del rifiuto, non sarebbe nato il Mondo Moderno! Contro l’introduzione del torchio per la stampa furono innalzate le stesse barriere di oggi, grossomodo con le stesse argomentazioni. È ovvio che, oggi, si perdono competenze e specificità legate al mondo del libro cartaceo, ma ne nascono di nuove: la sfida è stare nel proprio tempo e accompagnare criticamente i cambiamenti.

Come sono cambiati la lingua italiana e gli stili letterari? Quanto sono ancora conciliabili con quelli “tradizionali”?
La lingua è un oggetto vivo, che cambia continuamente. In questo mio libro mi sforzo di far notare quanto “cuore antico” sia presente in molte forme, generi e stili della comunicazione dei Social Network e dei videogiochi. In molti casi, alcuni generi sono rinati proprio grazie all’utilizzo (a volte anche inconsapevole) di questi nuovi strumenti della lettura e della scrittura. Alludo alla poesia centonaria, al romanzo epistolare, al sirventese, al dialogo…

L’Accademia della Crusca è attiva su Twitter, dove di recente è stata annunciata la creazione, sul sito ufficiale dell’Accademia, di una scheda relativa al neologismo hashtag: un tentativo di riportare i digital natives alla tradizione o, al contrario, una strategia di adattamento del classico al Digitale?
Entrambe le prospettive. Le grandi istituzioni culturali come l’Accademia della Crusca devono essere presenti nei processi di cambiamento in atto. Anzi, dovrebbero precederli. Ludovico Antonio Muratori, nel XVIII secolo, con la sua idea di dar vita a una Accademia che mettesse assieme tutti i letterati, gli artisti e gli scienziati d’Italia, superando distanze e divisioni, scrutava il futuro e voleva dar vita a uno strumento di collegamento che consentisse la libera e proficua circolazione delle idee. Cento anni dopo,  Filippo Tommaso Marinetti lanciava il suo Manifesto del futurismo per rivendicare la possibilità per gli artisti di poter esprimere il proprio mondo interiore utilizzando codici espressivi a più dimensioni, che oggi diremmo transmediali. Anche in questo caso, Marinetti non si chiudeva al cambiamento, lo anticipava.

Studio e videogiochi: è possibile questo connubio? Qual è la tua esperienza a riguardo?
È possibile e nel mio libro mi sforzo di dimostrarlo. Non alludo soltanto a prodotti videoludici che simulano mondi, utilissimi per l’insegnamento-apprendimento della storia o della logica, ma anche a videogiochi per l’insegnamento-apprendimento della lingua e della letteratura. In questo settore inserisco anche Facebook e fornisco suggerimenti e consigli per il suo utilizzo in ambito didattico, quale palestra di scrittura e di lettura.

Un esempio?
All’interno del proprio profilo Facebook, ciascun utente può lanciare il videogioco gratuito C’eraunavoltapp, con il quale realizzare, storie, seguendo le categorie dei racconti popolari di Vladimir J. Propp, il linguista e antropologo russo che si applicò nello studio delle tipologie dei racconti popolari: antagonista, protagonista, premio, oggetto magico.

Serena Manieri
www.newmediacomunicazione.it/?p=380

Data: giovedì 22 Maggio 2014
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