Nonni da favola

Nonni da favola

Assunta aveva giurato a se stessa che non sarebbe mai diventata nonna. Eppure Angelina era ormai vicina al parto che arriva, inaspettato, prima del previsto. Davanti a quel frugoletto, Giuliano come il nonno, Assunta è interdetta ma nonostante i suoi mille impegni propone ai neogenitori di trasferirsi da lei per i primi tempi. È così che Andrea, suo figlio, scopre un dolcissimo segreto. Nonna Pallina è soprannominata così per via della sua gatta a cui, dopo anni di convivenza, aveva preso a somigliare. Nella monotonia della sua vita, le due nipotine diventano un impegno divertente e un piacevole passatempo. I pomeriggi trascorsi tra burro e farina, terra e giardino però provocano il disappunto della mamma. Sarà la complicità e un acuto strattagemma che risolverà la questione e renderà nonna e nipoti ancora più unite. La storia di Nonno Sprint e della sua Cinquecento gialla, lustra e curata, racconta della generosità che porta alla disponibilità assoluta verso le richieste dei nipoti. Fino a cedere la sua amata automobile che verrà scambiata con un carrello. Un profumo di ciambelle ed altre leccornie avvolge Nonna Frittella, insieme al mistero dei destinatari di tutte quelle prelibatezze. Antonio, un missionario che non è diventato padre per occuparsi della “sua gente” ha il cruccio di aver negato, con le sue scelte, a sua madre Carmela la possibilità di diventare nonna. Nonni che si laureano dopo una vita di sacrifici e di privazioni, nonni che vivono la memoria attraverso una vita tra i libri, nonni tecnologici e al passo con i tempi. Nonni per tutti i gusti e per tutte le situazioni…
I nonni vengono dipinti come portatori di valori e di esperienze positive, di saggezza e di tenerezza, di grandi slanci di generosità, nonostante i loro limiti legati all’età, alla salute, alla solitudine. Sono garanti di valori e producono effetti educativi positivi sulle persone che incrociano le loro vite. Raccontano l’amore, quello incondizionato e prezioso, per i nipoti, mantengono salde le radici attraverso la memoria, garantiscono la trasmissione della storia attraverso la narrazione. Ogni racconto nasconde una morale, un valore da trasmettere: fedeltà, generosità, bontà, condivisione, accoglienza, gratitudine. La narrazione è sempre delicata, esente da giudizi ma colma di proposte di modelli educativi e di valori. Le delicate illustrazioni, dai tratti sfumati e dai colori tenui, sono perfettamente in armonia con la tenerezza e la dolcezza che il testo suggerisce. Un libro comunque coraggioso in un mondo, quello contemporaneo, così povero e sterile: sullo sfondo, le periferie, la fatica di sbarcare il lunario, l’assenza dei genitori troppo impegnati con il lavoro per occuparsi pienamente dei figli, le separazioni. L’autrice ci ricorda che “C’è un gran bisogno, nella società di oggi, di tenerezza e di fiducia” e le favole, da sempre associate alla figura dei nonni, accorciano le distanze tra generazioni, creando una relazione che arricchisce tutti. Per questo il testo si conclude con le “Istruzioni per l’uso”: i racconti, suggerisce la Pacucci, educatrice da sempre, possono essere utilizzati in famiglia, a scuola, in una struttura per anziani, in parrocchia, in qualunque luogo si voglia porre attenzione alla ricostruzione delle relazioni tra generazioni. Un libro che va controcorrente e che propone di guardare agli anziani da una nuova prospettiva: non più (o non solo) sul viale del tramonto, ma visti come risorsa, come maestri di vita, come depositari di memorie ed esperienze. Quello che conta, alla fine, è “tenersi per mano e incamminarsi insieme verso l’orizzonte”. Una proposta rivoluzionaria o un’utopia? Al lettore la risposta.

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