Cerca
Generic filters

Federica Troisi “ripropone” i viaggi dell’illustre Salentino in terra d’Albione

Federica Troisi “ripropone” i viaggi dell’illustre Salentino in terra d’Albione

In una elegante veste tipografica, di recente, è apparso, per i tipi della Progedit, un interessante studio dedicato a Salvatore Bacile di Castiglione, noto viaggiatore intellettuale salentino.
A dire il vero, l’autrice del libro Federica Troisi, già ordinaria di Lingua e Letteratura inglese nell’Università Aldo Moro di Bari, da tempo si andava dedicando alla ricerca dei rapporti culturali e sociali intercorsi tra il Salento e il mondo anglosassone. Ma, nell’attuale volume, circoscrive la sua attenzione ai viaggi di Salvatore Bacile il quale cominciò a recarsi nella terra di Albione fin dal tempo in cui si era accentuato un fenomeno di osmosi culturale grazie anche al contributo di Giuseppe de Nittis, il celebre pittore barlettano. A questo punto, occorre avvertire subito che Salvatore Bacile, rifiutato il modello paterno, aveva intuito, con largo anticipo sui tempi, una imminente svolta socio-economica verso la modernità. Non a caso, dunque, la Troisi ricostruisce, sia pur velocemente, il percorso giovanile di Salvatore il quale, dopo un’effimera esperienza sentimentale e un matrimonio fallito con una nobildonna tranese, finalmente sposa Luisa Adler, già moglie dell’ambasciatore di Germania a Parigi, deludendo così definitivamente le aspettative della famiglia di origine fino a esserne diseredato.
Queste notizie si evincono dai manoscritti custoditi da Claudia Bacile Cavalieri, nipote di Salvatore, la quale, gentilmente, li ha concessi in visione all’amica Troisi e ancora da Vita nomade, una sorta di diario di viaggio, edito nel 1896. La Troisi segnala l’importanza di questi documenti perché alcune riflessioni di Salvatore sul “sociale” e la sua predilezione, per esempio, per “il vero” dei macchiaioli “ne fanno un antesignano del pensiero italiano sul Mezzogiorno” e precisamente sulla “questione meridionale”.
Da alcuni titoli particolarmente significativi (L’arte in Inghilterra, L’estensione dell’Impero britannico, Il pauperismo a Londra, L’evoluzionismo della donna in Inghilterra, La réclame a Londra) si deduce, fra l’altro, che l’interesse dell’illustre viaggiatore per il sociale “trascorre dall’ambito prettamente familiare e provinciale a una visione universale del problema” (p. 29). E si comprende meglio pure la sua adesione al dettato antiaccademico dei “macchiaioli” che avevano posto fine alla tematica religiosa e alla retorica a vantaggio della bellezza del vero in tutte le sue manifestazioni e quindi mai disgiunto da un contesto sociale ben definito e da una scelta politica in senso democratico. La Troisi però osserva che Salvatore Bacile se, da un lato, ammira l’impero britannico per la sua grandezza, dall’altro deplora l’enorme scotto “pagato in vite umane per portare il fardello dell’uomo bianco da un capo all’altro dell’impero”.
E ancora egli, come altri suoi coevi (per esempio Henry James e gli italiani De Amicis, Simonin e più tardi Giovanni Modugno) auspica un processo di acculturazione delle masse per favorirne la partecipazione alla vita civile e al processo sociale. Ma a Salvatore Bacile non sfugge neppure la posizione della donna che, in Inghilterra, ha un ruolo egemone volto “a indirizzare gli animi giovanili alla conquista di quella forza di volontà e di carattere che rende l’Inghilterra superiore ad altre nazioni d’Europa” e ancora considera nuove forme di comunicazione, per esempio la réclame pur non ignorandone i limiti. E, a differenza di altri viaggiatori sia pure illustri, della città coglie l’aspetto più drammatico, quello notturno dei luoghi frequentati da semplici operai o addirittura da diseredati. E questa differenza tra ricchezza e povertà emerge una volta di più anche dal confronto tra l’aspetto diurno e quello notturno di quei siti già presi in esame, per esempio, anche da Henry James e identificati come “il salotto dei poveri”.
In realtà, il nostro Salentino è ossessionato dalla solitudine e quindi dalla tristezza che ne deriva in netto contrasto con la gaiezza di altre capitali, emblematica Parigi. Ma non tutto gli appare in senso negativo e, per esempio, scopre con ammirazione i primi segnali di quella metamorfosi della realtà sociale che si afferma nell’ordine e nella disciplina di quanti partecipano alle assemblee sindacali. E ancora l’Autrice nota che, grazie alla “varietà e alla profondità dei suoi linguaggi (scrittura, pittura, fotografia) sempre in funzione sociale” Salvatore Bacile può essere considerato un antesignano dello “Statuto dei lavoratori” riconosciuto ufficialmente in Italia soltanto nel secondo Novecento come risulta da “recenti ricerche sulle origini del pensiero socialista in Puglia”.
Bacile inoltre “si sottrae al fascino della storia e dei monumenti imperiali” a vantaggio della “spettacolarizzazione” degli avvenimenti quotidiani: in questo processo le occasioni mondane, come si evincerà dal suo diario di viaggio, “perdono di smalto, mentre gli incontri con i minatori e con la durezza della loro vita suonano di rimprovero per una società sorda e indifferente”. E proprio la capitale, quella che non coincide però con i locali mondani, gli appare “un inferno” non privo di altrettante immagini infernali, come le buie stazioni della metropolitana che scorre “in un budello di tenebre e fumo tra due pareti nere e bituminose”. La rappresentazione in negativo dei luoghi continua in altri contributi ed egli muove principalmente dalla ricerca di leggende e di fatti letterari, legati al paesaggio scozzese, ma anche di eventi ristretti sempre al sociale e con particolare attenzione per il mondo dei minatori. E, una volta di più, vuole affrontare un’esperienza che gli faccia scoprire il mondo tenebroso in cui si muovono costoro. Ma la sua attenzione come anche quella del giovane pittore barlettano, pur nella diversità dei loro percorsi, mira a cogliere “il contraddittorio fascino di Londra” e, comunque, a sottolineare, anticipando la critica odierna, la complessità dell’epoca vittoriana, cioè un tempo di crisi e di passaggio che segna la fine di tutte le certezze e l’inizio “dell’età dell’ansia” o meglio “della modernità” (p.43).
A questa prima parte del libro ne segue una seconda antologica, memorialistica, che comprende quattro articoli. Nel primo, l’autore riconferma la sua raffinatezza di gentiluomo sensibile al fascino che emana dal castello di Chatsworth in cui è ospitato e che è immerso in una natura quanto mai variegata e circondata da un parco che, per la grande varietà di scena, unisce “il silvestre ed il romantico” alla lussureggiante vegetazione di piante di ogni clima e di ogni Paese. A questa suggestiva descrizione della campagna si aggiunge quella dei mille volumi, conservati nella biblioteca del castello, e ancora delle opere d’arte custodite nella prestigiosa dimora. Anche negli altri capitoli (La notte a Londra, La domenica a Londra, I monti e i laghi della Scozia) si coglie lo spirito moderno dell’illustre viaggiatore salentino.
Ma non vogliamo dilungarci per non togliere al lettore il piacere di scoprire personalmente le molteplici sfaccettature di questo importante volume.

Iscriviti alla nostra newsletter

Per favore, seleziona la lista a cui ti vuoi iscrivere:
   Annulla l’iscrizione