Dove è finito l’anello del re. Storia «semivera» di Murat nel bicentenario di Bari

Dove è finito l’anello del re. Storia «semivera» di Murat nel bicentenario di Bari

 Una leggenda vuole che Gioacchino Murat abbia lasciato per buon auspicio, al suo arrivo nel 1813, un anello con rubini nelle fondamenta del primo palazzo del borgo nuovo di Bari: ma quando l’edificio fu abbattuto non si trovò traccia del monile. Ma allora dove finì l’anello? Pasquale Bellini prova a ricostruire l’accaduto nel libretto ‘L’anello di re Gioacchino’ che, oltre a raccogliere dati storici, propone una commedia che offre un’altra versione dei fatti.
Il volume è stato presentato stasera nella sala consiliare del Comune di Bari nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della nascita del borgo nuovo. Gli storici locali raccontano che, all’arrivo di Gioacchino Murat – ha ricordato Enrica Simonetti presentando il lavoro – la città era in gran fermento e la nobiltà locale, in particolare la famiglia dei marchesi De Angelis Effrem organizzò un ricevimento. Sempre secondo gli storici al suo arrivo Murat aveva al dito un prezioso anello con brillanti e rubini che il giorno seguente, alla sua partenza da Bari, non aveva più.
A questo punto interviene Bellini che prova a suggerire una soluzione al noir. Nella commedia Bellini immagina che, dopo la festa, la padrona di casa abbia offerto ‘ospitalità al vicerè ma, al buio, ci sia poi stato uno scambio di persona e l’anello, donato da Murat alla nobildonna come pegno d’amore, sia finito al dito di una popolana al servizio della marchesa.
“Ho immaginato questa storia anche dopo aver letto la trama di un film girato nel 1910 su questo personaggio – ha sottolineato Bellini – e a mio parere Murat lasciò un suo segno nella fondamenta di un edificio, augurio per una nuova città che stava nascendo e non per opera di antiche nobiltà locali, ma per l’intraprendenza di giovani generazioni imprenditoriale”. “Queste ultime avevano carattere, grinta che hanno – ha aggiunto – sempre contraddistinto e inciso, anche talvolta in negativo, le fasi storiche della città. E ho voluto scrivere questo volume anche perchè, a mio parere, quell’entusiasmo, quell’intraprendenza mi sembrano negli ultimi tempi alquanto appannate”.

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