Competenze e capabilities di Angela Muschitiello

Competenze e capabilities di Angela Muschitiello

Ha pochi mesi di vita Competenze e capabilities – Come cambia la formazione (Progedit, pp. 90, euro 15), saggio della collana Pedagogie firmato da Angela Muschitiello, ricercatrice dell’Aldo Moro, di chiara e inevitabile scuola personalista, come si capirà andando oltre.
L’impresa più ardua della professoressa pare chiarire al lettore che cosa siano le competenze e, soprattutto, le capabilities – impresa non facile anche per la mole di scuole di pensiero diverse che hanno partorito definizioni non sempre conciliabili. Verrebbe da pensare che «capability» sia un meticciato tra «capacità» e «abilità», ma tecnicamente si fa risalire il termine al latino capabili, cioè essere in grado di fare.
Il fulcro sta lì: l’uomo non deve essere visto come un ingranaggio del sistema economico, da modellare a seconda delle richieste del mercato, ma come una persona con proprie potenzialità e proprie esigenze, che deve essere messa nelle condizioni di potersi realizzare a tutto tondo. La sfida consiste nel convincere il mondo finanziario che un approccio così apparentemente utopico e “romantico” può avere ricadute positive anche dal punto di vista della produttività delle aziende e, quindi, dei relativi guadagni. Inoltre, andrebbe cambiata l’impostazione occidentale del welfare, qui visto come un passivo assistenzialismo, per transitare nel workfare e nel learnfare, in cui il cittadino libero e responsabile è in continua formazione, sempre in grado di adattarsi ai cambiamenti del mondo del lavoro e dare il suo contributo attivo alla comunità, in linea con le proprie vocazioni.
Il dibattito è ormai decennale ed è stato sviscerato in numerosi documenti di rango europeo e internazionale. La pedagogista non cerca solo di fare il punto, ma di tradurre il tutto in proposte il più concrete possibile – nella fattispecie, il programma Formazione Sviluppo Capabilities, sperimentato con tirocinanti universitari, con l’obiettivo principale di scardinare la gerarchizzazione e la segregazione tra manager e dipendenti, per una condivisione delle scelte e delle responsabilità.
L’impianto del testo è tipico di una ricerca accademica, ricca di riferimenti, e questo può restringere il target a un pubblico di studenti o cultori della materia, seppur lo stile concili divulgazione e rigorosità.

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