Dalla sdraio in viaggio con Ulisse. L’uomo nella condizione del dover narrare

Dalla sdraio in viaggio con Ulisse. L’uomo nella condizione del dover narrare

Se un amico mi chiedesse di consigliargli un libro, un libro agile e leggero, una lettura estiva nella quale ritrovi il paesaggio consueto dei nostri luoghi, le distese marine e le bianche scogliere, il sole meridiano e i venti d’ogni quadrante, se mi chiedesse un classico della letteratura come garanzia di un tempo ben impiegato nella solitudine di qualche pomeriggio d’ozio, se questo amico esigente volesse un libro d’avventura o di viaggio e per giunta ricco di quei risvolti psicologici che lo rendano necessario per capire bene com’è fatto quel bipede così complicato che si chiama uomo, ebbene, non avrei dubbi: gli consiglierei uno dei primi libri che l’antichità ci ha tramandato, ovvero l’Odissea di Omero.
Il mio amico storcerebbe il naso, ricordando la fatica durata su qualche brano d’antologia ai tempi del liceo, che tutti amiamo ricordare per la goliardia giovanile, non certo per la disciplina di studio che occorre per scandire correntemente l’esametro.
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Allora, eccomi pronto a rettificare e precisare il consiglio. Al mio amico proporrei un libretto, appunto agile e leggero, firmato da Ettore Catalano, Per altre terre. Il viaggio di Ulisse, con tavole di Donato Sciannimanico, edito dalla casa editrice Progedit di Bari nell’ottobre 2011, pp. 120, nella collana Letterature diretta dallo stesso Catalano.
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Ettore Catalano è professore di letteratura italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Salento, e, com’egli scrive nella Introduzione, qualche anno fa trovandosi ad “allestire uno spettacolo con gli attori più giovani del Teatro Abeliano di Bari” (p. 2) proprio sulla storia di Ulisse, ha redatto una per così dire sceneggiatura del testo omerico o meglio un canovaccio utile per la regia dello spettacolo. Da questo lavoro è nato un riassunto del poema, diviso in ventiquattro capitoli, tanti quanti sono, come si ricorderà, i libri omerici; e ogni capitolo reca in esergo pochi versi perlopiù di poeti greci moderni (Kavafis, Ritsos, Elitis, Seferis) – ma non mancano citazioni di Luigi Malerba, Alberto Bevilacqua, Platone e Stesicoro – come a stabilire una linea di continuità tra mondo classico e letteratura greca contemporanea. Si aggiunga che Catalano, a quest’opera di recupero e traduzione-riassunto di un testo classico è stato sollecitato anche dal lavoro artistico di Donato Sciannimanico, che è un pittore molto efficace, specializzato nell’illustrare testi per bambini, che ha istoriato il volume dall’inizio alla fine, ventiquattro quadri che scandiscono i principali episodi dei ventiquattro libri dell’Odissea, più un quadro iniziale a corredo dell’Introduzione, dalla scena della partenza di Ulisse da Troia ancora in fiamme a quella in cui compare uno Zeus adirato che interviene a far cessare la guerra tra Ulisse e gli Itacesi parenti dei pretendenti massacrati dal re di Itaca.
A questo proposito, complimenti anche al grafico, che ha saputo con grande maestria scorporare le diverse figure di cui si compone ogni tavola, isolandole e mettendole nel dovuto rilievo, così da farle meglio apprezzare al lettore. Ed è da notare, inoltre, la perfetta corrispondenza tra scrittura e tavola, tra racconto e immagine, cui Catalano fa sempre riferimento sottolineando il momento preciso illustrato dal pittore, che è poi anche quello su cui egli fissa l’attenzione del lettore. Questo libro illustrato mantiene, dunque, la freschezza dei libri per la gioventù – anche il carattere e l’interlinea sono stati scelti per facilitare la lettura -, senza perdere la complessità e la profondità che il racconto omerico reca con sé. Catalano è assai ben informato sulle diverse interpretazioni che nel corso dei secoli sono state date della figura di Ulisse e non rinuncia ad avanzare la sua, nel che consiste poi l’originalità vera del libro: “La chiave di lettura da me infine scelta (…) è stata quella di seguire e inseguire la figura di Ulisse come quella di un uomo condannato alla condizione di “narratore” e talmente intrecciato al suo narrare da non sapere più, alla fine, distinguere tra menzogna (reale) e verità (narrativa)” (p. 2).
Un Ulisse, quello di Catalano, non semplice protagonista dell’opera, ma narratore (che egli sia anche il vero autore dell’Odissea?), generatore di una pluralità di storie disseminate al suo passaggio in tutto il mondo mediterraneo. Il nostos, ovvero il ritorno di Ulisse, dal principio del racconto fino alle parole di tenerezza rivolte alla dolce Penelope finalmente riabbracciata, è un viaggio che lascia dietro di sé una scia di narrazioni; vere o false, poco importa, dal momento che tutta la letteratura si nutre di vero e di falso.
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Al mio amico, dunque, consiglierei questo libro; e già lo vedo in un tardo pomeriggio d’estate all’ombra d’una casa, che solleva lo sguardo dal libro verso il mare – mentre la cicala sull’alto pino non cessa di frinire -, e gli sembra di vedere sull’orizzonte una vela che lenta s’avvicina e va verso il porto. Quale racconto porterà con sé l’uomo che ritorna?

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