Relazione all’incontro di presentazione del volume La città e i giorni

Relazione all’incontro di presentazione del volume La città e i giorni

RELAZIONE TENUTA DA NICOLA VALENZANO, PRESIDE DELLA SCUOLA MEDIA DI RUTIGLIANO GUGLIELMO MARCONI IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MAUROGIOVANNI NELLA SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE – 12 DICEMBRE 2007

Il libro “ La Città e i giorni : storie, sogni , ricordi” costituisce una bella antologia della ricchissima produzione letteraria ed artistica fin qui prodotta dall’autore e ci dà uno spaccato della vita del volgo, del popolo della nostra terra, in un ampio periodo cha va dagli anni dolorosi e bui della guerra fino ai nostri giorni; un interessante, a volte drammatico, ma sicuramente esaltante periodo della nostra storia che si snoda per circa sessanta anni.

Quelli della mia generazione, che non hanno per fortuna visto i nefasti giorni della guerra, che hanno negli occhi e nella memoria la vita semplice, raccolta, schietta, del dopoguerra, che hanno quindi vissuto tutta intera la grande trasformazione subita dalla nostra società, si ritrovano interamente immersi, attratti e coinvolti da quanto raccoglie Vito Maurogiovanni in questo libro.

La raccolta non rappresenta un inno al progresso, che pur ci è stato ed è stato innegabile; ma quasi costituisce un inno a quel mondo meno burrascoso, meno artificioso , meno tecnologico, ma certamente più ricco di sentimento, di umanità e di semplicità.

Non vi è condanna o rifiuto della società attuale e della modernità , ma si capisce che lo scrittore , la propria identità la ritrova in un passato fatto di schiettezza, di immediatezza nei rapporti, di semplicità , di coralità creativa del vivere.

La raccolta antologica si apre con i giorni della festa :

La domenica , l’importanza della domenica così come era vissuta una volta , come giorno di preghiera e di appassionata aggregazione delle famiglie, viene esaltata qui in uno squisito e gustoso dialogo tra esponenti di generazioni diverse;

E poi i riti di avvicinamento al Santo Natale di una volta, con tutte le feste propedeutiche : Santa Lucia ( il Natale barese è lungo, comincia il giorno di Santa Lucia ), San Nicola, l’Immacolata , i presepi , la novena. i riti dei dolci fatti in casa , custoditi nei tiretti degli armadi, ben chiusi a chiave ; la grande maestria degli anziani che allora erano “venerati” e apprezzati perchè custodi e depositari di antichi segreti culinari ;e poi la Vigilia dei baresi con il capitone allo spiedo e il giorno della grande festa , finalmente il Natale, con le donne tutte in cucina a preparare il brodo di tacchino con la verdura, il primo piatto, la letterina di Natale sotto il piatto del papà con il figlio piccolo che guarda curioso e ansioso ogni… movimento e il papà che fa finta di niente ; ma poi la sorpresa ….. che però finisce con il pianto del bambino rimproverato dallo stesso papà poichè ha scritto “cari genitori vi prometto con tutto il quore ….” Uè, disgraziato ,ma che c. vai a fare a scuola? – replica disperato il padre.

La Pasqua con i suoi riti; la preparazione della Settimana Santa che offriva l’occasione di veder alcuni antichi film muti del tempo sulla passione di Gesù ; i riti del Sabato Santo , la processione dei Misteri; e poi la “liberazione” nella domenica della Pasqua;, la pasquetta senza gli attuali viaggi esotici, ma in carrozza con il cavallo o a piedi in osterie periferiche verso Marisabella o punta Perotti.

Bellissima e toccante in questa sezione il Pianto di Maria, dialogo in vernacolo barese tra Gesù morente e la Madonna , testo raccolto dall’autore da fonti orali contadine e adattato dal Nostro in una lauda patetica e commovente .

E poi la raccolta dei giorni della storia , giorni che sembrano ormai lontani ma vissuti sulla propria pelle dall’autore .

L’esperienza del “balilla” Maurogiovanni già dalla terza elementare, frequentata presso il circolo didattico Mazzini di Bari con l’orgoglio iniziale di indossare la divisa acquistata dalla madre, a rate, nello storico negozio La Patriottica .

I discorsi degli adulti sulla grandiosità dell’Impero e sulle cose buone che stava facendo il fascismo.

Ma …il ricordo del padre che non aderì mai al fascismo e di uno zio, del fratello della madre, che faceva strani discorsi sulla natura antisindacale e antioperaia dell’ex socialista Mussolini e parlava di un “certo” Giuseppe Di Vittorio che riuniva gli operai analfabeti e insegnava loro a leggere e a scrivere.

E qualche volta lo zio parlava anche di un “certo” Matteotti, della sua triste ed ingiusta fine e della madre che , ogni sera, recitava il rosario per l’anima benedetta di Matteotti.

Bellissime ma drammatiche le pagine che parlano della Bari all’indomani del 25 luglio 1943, giorno in cui la radio annunciò che Mussolini si era dimesso , cioè si era sacrificato, come scrisse la stampa locale, per il supremo bene della Patria .

Capimmo , dice Maurogiovanni che eravamo ad una svolta e ricorda gli avvenimenti cruenti a Bari del 28 luglio con i giovani studenti, intellettuali, professori che sfilano per gridare fiducia nella libertà, nella fine della guerra e poi …il fuoco sui dimostranti da parte dei soldati fascisti con il nostro Vito che rimane coinvolto, ferito ad una spalla , sommerso da altri dimostranti caduti su di lui , alcuni ormai senza vita , come il prof Selvaggi, Graziano Fiore e l’amico di scuola Di Girolamo.

Nella ressa ,dice il nostro Maurogiovanni, avevo perduto una scarpa e, sotto i feriti e i caduti , cercai di ritrovarla : come avrei potuto tornare a casa scalzo?

In una prosa fluida e incalzante, si sofferma sul culto di San Nicola , sulla chiesa russa di San Nicola con cupole di verde intenso e lunghi tetti che danno un fascino orientale a quella parte della città ,e poi le tante leggende nicolaiane.

La descrizione delle cattedrali di Puglia narrate con l’incedere del cantastorie (Trani – Bitonto – Otranto) fatte della pietra dura tratta dal grembo della terra , ma divenuta calda sotto i riflessi del nostro bel sole.

Le masserie fortificate, definite le “antiche signore” della campagna pugliese, viste dall’autore con la curiosità di chi vuole scoprire un mondo sconosciuto, fatto di uomini, padroni, lavoratori, un mondo di ingiustizie e di miserie , ma anche di valori e di speranze.

La sue belle poesie tratte dalla raccolta I santi di casa mia in cui, con un ritmo asciutto, scarno ed immediato che sembra quasi una prosa poetica, ci parla dei suoi ricordi d’infanzia, del tempo passato, del lavoro, degli affetti, dei piccoli uomini alle prese con i grandi interrogativi della Storia .

I vecchi parenti operai/ che sfidavano fascismo e privilegi,/ accettando confini,galera licenziamenti.

I ricordi della fiera dove io per necessità di quattrini facevo il fattorino/giravo con i pacchi /e dovevo stare attento al padiglione;

il fischio improvviso del treno/ che sembrava un grido umano/che forse veniva dal disco vicino al cimitero /e m’ha portato un saluto ;

la tragedia umana e personale del cappotto nuovo comprato a rate dalla moglie e rubato in ufficio: Me ne sono tornato a casa in giacca / sotto il vento e sotto la pioggia./ Mia moglie piangeva ,/ non per la spesa /, ma per l’atto crudele/ e per avermi visto tornare a casa /in giacca, con il vento e la pioggia.

Le belle pagine legate alla esperienza lucana dell’autore negli anni giovanili ; una emigrazione forzata per il nostro Vito, costretto, per motivi di lavoro , forse per una promozione/ punizione, a lasciare la sua Bari per conoscere un Sud più a Sud, più meridionale, più isolato di Bari; con Lui costretto a Matera e con il cuore che era in un’altra città, chissà ad un caro mare lontano, a cose indeterminate che l’abitudine gli aveva radicato dentro. Dove però incontra e conosce una umanità che non conosceva, un mondo contadino arcaico, poverissimo ed antichissimo, custode di una ricchezza sconosciuta, con una realtà che lentamente iniziava proprio in quegli anni il lento ma progressivo cammino del riscatto.

I ritratti di uomini e donne , soprattutto donne , che hanno fatto grande Bari e hanno contribuito alla sua emancipazione : le sorelle prof.sse Stella, l’annunciatrice di Radio Bari Rosa di Napoli, Angela Maria Campanile, barese che si dedicò ai programmi missionari in India e nelle Americhe e fu artefice della diffusione a Bari del culto per Santa Fara e si prodigò con tutte le forze per la creazione e l’edificazione del maestoso convento di Santa Fara; Donna Wanda Gorjux, giornalista scrittrice e donna di cultura ; Bina Morfini, che consacrò tutta la vita a raccogliere ragazzi per farli giocare , pensare e pregare con il cuore sempre proteso verso i poveri, i derelitti ,coloro che non avevano pane e soprattutto non erano sfiorati dalla grand’ala dell’amore ; la scrittice Maria Marcone, la dott.sa Matilde Falagario Martucci, oculista di grande professionalità che tanto ha dato anche a Rutigliano, con amore, competenza e profonda umanità nei lunghi anni in cui ha curato i bambini non vedenti ed ipovedenti del nostro Istituto Gino Messeni Localzo; le donne della Bari popolana , le tabacchine, lavoratrici della Manifattura Tabacchi, i primi esempi di impiego di massa di donne lavoratrici , come a testimoniare i primi tiepidi passi di emancipazione femminile , rottura traumatica per la cultura barese del tempo per la quale la donna , tutta madre, chiesa e casa che sceglieva il lavoro fuori casa , faceva una scelta quasi ai limiti della moralità.

E poi la doviziosa e gustosa rappresentazione dei personaggi della strada dell’infanzia , Via De Rossi e il ricordo del falegname, del cestaio , del calzolaio Mest Luigi che non chiamava mai per nome la moglie per non dare troppa confidenza , del fruttivendolo, Jagated (Iagatina) che vendeva carbone . legno, petrolio,sapone a pezzi, la medicina delle robe e i sacchetti della fortuna in via De Rossi.

Bellissime le pagine in cui vengono riportati brani dei lavori teatrali in vernacolo barese : Jarche vasce,Chidde dì, Aminuamare , intrisi di una saggezza e di una cultura popolare con Coline e Mariette, resi celebri nella cultura del tempo da Radio Bari e diventati, prima della massiccia invadenza del piccolo schermo, idoli immaginari della gente comune attraverso la rubrica radiofonica domenicale “La Caravella” ; ancora ricordo , io da ragazzo , la “religiosità” con la quale si ascoltava la domenica, nelle nostre case, quella rubrichetta , durante il pranzo , nel corso del quale si doveva restare in silenzio per non perdere una sola battuta dei gustosi sketch.

Questi sono gli elementi che ho colto dalla lettura di questa bella antologia di Vito Maurogiovanni “ La Città e i giorni“; Bari e il bel tempo di questi meravigliosi anni che Maurogiovanni , profondo conoscitore e cantore della città ,ci fa gustare con quel pizzico di nostalgia ,di malinconia , di arguzia , di ironia benevole, per trasmetterci il suo amore per la città e la sua gente ; quella di oggi , ma soprattutto quella di ieri, in modo che anche noi possiamo guardare alla città con l’amore e il desiderio di cogliere e di condividere fino in fondo la baresità più autentica e genuina.

Data: mercoledì 12 Dicembre 2007
Fonte:
Relazione scritta - 12 dicembre 2007
Autore:
Nicola Valenzano
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