Un secolo di eroismo civile

Un secolo di eroismo civile

Progedit pubblica il volume curato da Leuzzi ed Esposito sulle origini dello spirito di assistenza ai profughi e agli stranieri

 

La Puglia dell’accoglienza, un secolo di eroismo civile

 

 

E’ il documento che meglio “rende conto” e testimonia “all’intera comunità pugliese, i caratteri di una forte identità regionale”, che ha fatto propri i valori della tolleranza e della solidarietà.

La Puglia dell’accoglienza. Profughi, rifugiati e rimpatriati nel Novecento (edizioni Progedit, Bari 2006, pp. 348, euro 20), raccoglie una serie di saggi che sottolineano con forza l’importanza geo – strategica della nostra regione: pronta per vocazione naturale ad assistere “il profugo e lo straniero”.

Gli autori – curatori sono due profondi conoscitori della storia di Puglia: Vito Antonio Leuzzi, che dirige l’Istituto pugliese per la storia dell’Antifascismo e dell’Italia contemporanea; e Giulio Esposito, docente di storia e ricercatore dello stesso Ipsaic.

La Puglia dell’accoglienza, attraverso l’analisi di più di un secolo di storia, è il testo che riscopre le origini dello spirito di accoglienza del popolo pugliese: “Altamurani, centinaia di profughi pervengono da zone di combattimento: donne, bambini, che, stremati dalle sofferenze invocano pietà. Sono i nostri fratelli, poveri innocenti. Accogliete generosamente la loro invocazione e soccorreteli in ogni modo, sotto ogni forma, con l’offerta di denaro, di generi, di alloggi. È una questione di umanità”. È il manifesto con cui il commissario prefettizio di Altamura, Bellomo,  invocava la solidarietà dei cittadini, il 23 dicembre del 1943.

Ma più di 50 anni prima, precisamente nell’estate del 1891, fu Brindisi che accolse una parte dei 1.500 ebrei espulsi da Corfù. Una dura prova per la città che manifestò immediatamente la volontà di agevolarne l’integrazione: con la delibera del 24 novembre 1891, il consiglio comunale brindisino decise di concedere gratuitamente agli ebrei, il suolo necessario per edificare la loro abitazione.

Sono Bari e Brindisi insieme, invece, che nel biennio 1915 – 1916, durante i nuovi esodi in corso con la Grande Guerra, diedero riparo a 115.000 militari serbi messi in fuga dagli austriaci: “Estenuati, affamati giungevano alle rive dell’Adriatico dove venivano raccolti e trasportati a Brindisi e a Bari per riaversi ed approvvigionarsi” si legge in una lettera del generale jugoslavo Milan Jetchmenitch.   

Nella seconda parte del volume, dedicata al secondo 900, si narra poi di come la Puglia rispose alle richieste d’aiuto dei popoli perseguitati: armeni, ebrei e slavi. Nei giorni successivi all’Armistizio dell’8 settembre 1943, in Puglia giunsero profughi dall’Istria, dalla Dalmazia, dalle isole dello Ionio e dell’Egeo e dai lager del Terzo Reich. A tutti, la nostra regione offrì più di quello che poteva: impoveriti e disperati dalla guerra e con un’economia lacerata dalle vicende del fascismo, i pugliesi seppero sorridere e dare una speranza. “I maggiori problemi organizzativi e logistici vennero affrontati dalla comunità ebraica, costituitasi  Bari nel 1944”: è qui che furono requisite il maggior numero di abitazioni private, soprattutto per agevolare i nuclei familiari. La sede della Comunità ebraica era in uno stabile ad angolo tra via De Rossi e via Garruba, e contava oltre mille membri.

Bari e Grumo Appula divennero centri importanti per l’organizzazione della vita sociale degli ex internati nei campi fascisti: si organizzarono scuole di addestramento agricolo e per pescatori.

Il testo, inoltre, è corredato delle testimonianze e delle interviste di alcuni profughi e perseguitati. E un’ampia sezione è dedicata anche alla descrizione di com’erano organizzati i centri raccolta profughi distribuiti in Puglia: a Palese, Alberobello, Santa Maria di Leuca, Bari e Altamura.    

Vincenzo Chiumarulo

 

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