Sogni e appunti per l’altra scuola

Sogni e appunti per l’altra scuola

SOGNI E APPUNTI PER L’ALTRA SCUOLA

Un taccuino di storie, racconti, dubbi, considerazioni aperte. Tra luminosi mandala, asini cascanti e stelle ridenti. Il punto di partenza di Tu secchi. Io fiorisco. Sogni, viaggi e ricordi di un educatore impertinente pubblicato da Progedit (con illustrazioni di Gianfranco Zavalloni) è l’esperienza personale dell’autore che come la piuma di Forrest Gump o la foglia Pacimondo, gira per il pianeta (forse anche oltre) fino a toccare i lettori e aprire i cancelli del cuore e della ragione. Alle persone nate sotto il segno del sogno Eugenio Scardaccione, amichevolmente Gegè, ricorda che l’attività onirica è un training utile a prendere coscienza di potenzialità, limiti e condizionamenti. I sogni, i nostri compagni di viaggio, che per Castaneda sono un varco verso l’infinito, possono diventare una straordinaria energia pulita. E Gegè ha imparato che i sogni indicano strade da percorrere e se lo vogliamo non ci perseguitano, ma ci aiutano a crescere. Sono invece espressione dell’“alfabeto di un viaggiatore attento” che si arricchisce per quello che ha vissuto, i suoi appunti di viaggio in India, Nepal e in Nord Africa sulla mitica Due cavalli, integrati dal rinforzo mnemonico di Vito Carnimeo e Michele Capriati. Come nel precedente Tu bocci. Io sboccio (La Meridiana), Scardaccione che è preside a Bari (ma è nato nella lucana Aliano) riflette su un mondo della scuola schiavo della valutazione, con i “ciucci” che diventano vittime passive di un mancato apprendimento. Bisognerebbe attuare, propone, quella pedagogia della lumaca ideata da Zavalloni per valorizzare il gioco, lo studio, l’unità dei saperi e dei tempi. Per mettere i fiori in condizione di sbocciare. I brani dedicati al culto della pace e all’esperienza del Gep, annota Vittorio Stagnani, sono tra i più significativi “perché Gegè spiega che quel culto si apprende studiando e frequentando corsi e personaggi che per la pace fanno cruente guerre di parole, pensieri, gesti. L’orticello della propria indole non basta’’. Nel deserto del disincanto imperante, aggiunge Daniele Novara, “la tenerezza di queste pagine mi dà un sussulto particolare: il bisogno e la voglia di cercare ancora, di non fermarsi, di sognare un altro sogno”. (ignazio minerva)

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