La Puglia dell’accoglienza, controcorrente nel secolo dell’odio

La Puglia dell’accoglienza, controcorrente nel secolo dell’odio

In principio – era fine Ottocento – furono i «rimpatriati» dall’Egitto; poi ci furono gli ebrei espulsi dalla Grecia; in seguito, a più ondate, i tanti profughi delle terre balcaniche; dopo Caporetto, poi, ci furono gli sfollati veneti e friulani; poi armeni, albanesi e le vaste correnti di ritorno degli emigrati italiani in area mediterranea. «Attraverso una minuta disamina di più di un secolo di storia pugliese ciò che riteniamo di aver identificato è più di una “costante storica” e meno di una “vocazione”: lo spirito di accoglienza delle popolazioni pugliesi». Così Vito Antonio Leuzzi e Giulio Esposito introducono il loro studio su Profughi, rifugiati e rimpatriati nel Novecento, uscito per i tipi di Progedit con il titolo La Puglia dell’accoglienza, primo volume della neonata collana Storia e Memoria, presentato ieri mattina nella sede del Consiglio regionale. Il cui patrocinio all’operazione, coordinata dall’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e della storia contemporanea, rientra nel più generale intento di «rendere i ricordi storia condivisa, “sentire comune”», spiega il presidente Pietro Pepe, ricordando anche il recente progetto «Mai più», realizzato in ricordo della Shoah. Valorizzare questa storia di accoglienza, restituendola alla memoria di tutti, è infatti un modo per realizzare una politica culturale fondata sui valori dell’interculturalità e del dialogo fra popoli e religioni – aggiunge Silvia Godelli, che in qualità di assessore regionale alla Cultura e al Mediterraneo promette un percorso di recupero «dal quale non intendiamo escludere alcuna forza politica» e che porterà a un sempre maggiore coinvolgimento delle giovani generazioni. Percorso che, in un futuro prossimo, prenderà forma di ricognizione dei tanti luoghi della memoria e dell’accoglienza disseminati lungo il territorio pugliese, dai campi di concentramento ai centri di raccolta e smistamento dei profughi. A partire, per esempio, da quello di Palese, «dove vivono oltre duemila ebrei di tutte le età e di tutte le provenienze», scrive nel ’47 Arnaldo Di Nardi sulla Gazzetta del Mezzogiorno. «Naturalmente sognano tutti la Palestina (…) ma in questo campo di Palese la Palestina si sogna come solo i poveri sanno sognare le mete della vita, con accanimento e quasi con disperazione, perché qui i poveri son tutti poveri, anche se sono ebrei». E’ una delle tante testimonianze documentali raccolte nella terza sezione del volume, dove si ritrovano anche tracce di vita quotidiana nei campi di Alberobello e di Santa Maria di Leuca oltre alle toccanti dichiarazioni di Erminia Baldacci, esule da Corfù. Una preziosa raccolta di ricordi che correda la minuziosa ricostruzione storica effettuata in dieci anni da Leuzzi ed Esposito, a dimostrazione certa di quello spirito di tolleranza che la gente di Puglia ha manifestato in maniera tangibile nel corso del «secolo dell’odio», palesando «una forte identità regionale che ha ben assimilato i valori dell’accoglienza e della solidarietà in una fase storica segnata a livello globale dalla frammentazione dei valori».

0
    0
    Carrello
    Il tuo carrello è vuotoTorna al sito
      Calculate Shipping
      Apply Coupon

      Iscriviti alla nostra newsletter

      * Campo obbligatorio
      A che lista desideri iscriverti?